[216]. Conf. Malaterra, lib. II, cap. XXXII, e l’Anonimo presso Caruso, Bibl. sicula, tomo II, pag. 811, e nella traduzione francese, lib. I, cap. XVII.

Il Malaterra racconta questi fatti prima di notare, com’ei suole, il principio del nuovo anno, che, secondo il suo conto, correa dal 25 marzo. L’avvenimento più importante, cioè l’avvisaglia di Castrogiovanni, si dovrebbe dunque porre innanzi il 25 marzo 1063, ma le altre circostanze ci sforzano a differire la correría di Caltavuturo e Butera allo scorcio della primavera, quando in Sicilia si patisce talvolta il gran caldo e la siccità notati da Malaterra. Da un’altra mano gli avvenimenti che seguono non permettono di supporre cotesta scorrería in giugno o luglio. Non è superfluo avvertire che il Malaterra dà soltanto i nomi delle città e castella, e che son aggiunte da me le indicazioni del corso dei fiumi che i Normanni manifestamente seguirono.

[217]. «Africani ergo et Arabici cum Siciliensibus plurimo exercitu congregati ut bellum comiti inferant etc.» — Sicilienses non può significare altro che Musulmani di Sicilia. Così anche nei cap. XVII e XXXIII dello stesso lib. II del Malaterra. Non accadde mai in alcuno Stato musulmano che si armassero gli dsimmi. Va errato dunque il Palmieri, Somma della Storia di Sicilia, cap. XVIII, nel supporre, su la dubbia interpretazione d’una variante del Malaterra, che i Cristiani di Sicilia facessero parte dell’oste musulmana a Cerami.

[218]. Si argomenta 1º dagli annali arabi che portano andato l’esercito in Palermo; e 2º dalla morte del kaid di Palermo nella giornata di Cerami.

[219]. Tal supposto, molto probabile a priori, è rinforzato dal fatto che il bottino fu mandato al papa per un Meledio, di nome greco e però calabrese o siciliano. D’altronde è da considerare che i Musulmani non si sarebbero trattenuti per tre giorni in ordine di battaglia su l’altura opposta a Traina, se non avessero viste forze maggiori di quelle che la cronica normanna attribuisce al conte Ruggero.

[220]. Ho posto il nome del paese il quale non si trova in Malaterra.

[221]. Questa data non si legge nelle cronache. La deduco da quella precedente scorreria a Butera determinata approssimativamente nella nota 1 a pag. 96 e dalla impresa de’ Pisani in Palermo che seguì poco appresso.

[222]. Serlone v’entrò con 30 militi e n’uscì con 36. Del resto Malaterra non parla nè punto nè poco degli abitatori di Cerami.

[223]. Anonimo.

[224]. «Et splendenti clamucio, quo pro lorica utimur (utuntur?) armatum... et clamucium quo indutus erat nullis armis poterat violari, nisi ab imo in superius impingendo, inter duo ferrea quæ per juncturas cumcatenata sunt, ingenio potius quam vi vitiaretur.» Così Malaterra, il quale par che avesse avuta sotto gli occhi l’armatura conservata forse dal conte Ruggiero. Il Ducange, Glossario, citando questo passo, suppone il vocabolo corruzione di Camicium, chemise de maille. E in vero la descrizione mostra un giaco di maglia orientale col petto e il dorso coperti di laminette a mo’ di squame, come se ne vede ne’ nostri musei.