[352]. Jacenses (l. Jatenses) natura montis quo habitabant, numerosa multitudine suorum fisi, erant enim usque ad tredecim millia familiarum. È probabile che in questo numero sia compresa la popolazione di molti villaggi tra quelli accennati poc’anzi nel testo. E però ho detto doversi ragionare gli abitatori di tutto il territorio per lo meno a 60,000.
[353]. Malaterra, lib. III, cap. 20, 21, dove si legge: Statutum servitium et censum persolvere renuntiant. Malaterra non dice da chi fosse stata determinata la quantità del servigio e la somma del censo. Il nome Jacenses va corretto Jatenses. Un altro che va letto senza alcun dubbio Corleone, è stampato Cortitum con la variante Cornilium.
[354]. Undecumque terrarum artificiosis cæmentariis conductis.
[355]. Malaterra, lib. III, cap. XXXII.
[356]. Malaterra, lib. III, cap. XXXVI dice de’ tesori del conte Ruggiero guardati strettamente a Troina del 1082.
[357]. Il testo ha la variante Betchumne. Si veggano le strane lezioni del nome d’Ibn-Thimna nel lib. IV di questa istoria, cap. XV, pag. 552 del vol. II. La somiglianza della t con la c ne’ Mss. latini del XII e XIII secolo mi farebbe leggere volentieri Bentimino, ossia Ibn-Thimna.
[358]. Il vescovado di Catania fu ristorato il 1091.
[359]. Malaterra, lib. III. cap. XXX; Anonimo, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 853, 854 e traduzione francese pag. 310, 311, dove Roberto di Sordavalle è detto de Quinteval.
[360]. Malaterra, lib. III, cap. XXXVI.
[361]. Notisi che il Conte Ruggiero cominciò il primo ottobre ad allestire l’armata che dovea vendicare questo atroce insulto. È da supporre ch’ei battesse il ferro mentre gli era caldo.