[467]. La copia del diploma ha Zagari, che non torna a nome etnico noto. Ritenendo la grande somiglianza della r col w nella scrittura affricana, leggo Zegawi; su la qual voce si vegga De Slane, traduz. francese d’Ibn-Khaldoun, Berbères, tomo IV, pag. 31.

[468]. Hamdi, o Giamadi; Halbasi, o Giolaisi, ec. dove mancano le vocali e le trascrizioni greche. Altri non trovo affatto, come Arkhi, Baruki, Betresen (pitrusinu? ossia prezzemolo) ec.

[469]. Inedita dell’Università di Palermo. Abu-Tâhir-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-Allah-ibn-Zeidun-el-karawi.

[470]. Righa è nome di tribù berbera e anco di luoghi in Affrica, De Slane, op. cit., tom. I, pag. 294. Si avverta che le stesse lettere, mutativi i punti diacritici, porterebbero Reba’i, che torna alla tribù arabica di Rebi’a, una di quelle che occuparono l’Affrica nell’XI secolo, venendo dall’Egitto: (De Slane, op. cit., tom. I, pag. 32); oppure a quella di Reb’a, ramo di Azd. (Ibn-Kaisarani, Homonyma, Leyda, 1865, pag. 194.)

[471]. Su questi ultimi tre nomi si vegga De Slane, op. cit., tomo I, pag. 171, 282 e 285, e tomo III, 273, 279. Del resto, Verro potrebbe esser nome latino.

[472]. Il testo arabico avrebbe Argiâknû, e la trascrizione greca dà ερτζυκνου. Aragigun è isoletta alla foce della Muluia, secondo Edrisi, Description de l’Afrique et de l’Espagne, Leyda, 1866, pag. 206 della traduzione.

[473]. Mismar si chiamava la Penisola di Magnisi, tra Siracusa e Agosta. La trascrizione greca di questo nome, che portavano due famiglie di villani d’Aci, dà μεσίμερη. Se il copista greco avesse presa una w per una r, sbaglio assai frequente nei manoscritti affricani, sarebbe questo il notissimo casato de’ Ma-es-samâ «Acqua del Cielo.»

[474]. Quantunque Edrisi scriva il nome di Vicari Biku, la voce Bekkara potea rappresentare questa o altra terra di Sicilia. Si vegga il nostro lib. II, cap. X, pag. 418 del primo volume, nota 3.

[475]. Questa iscrizione, edita dapprima nelle Mines de l’Orient, tomo I, fu ripubblicata, sopra l’originale, da M. De Fresnel, nel Journal Asiatique di dicembre 1847, con una buona traduzione inglese di Farâs Schidiâk. La data è del 569 (1174), il nome della sepolta, Maimuna figlia di Hasan, figlio di Alì Hodseilita. Se non che dopo questo nome, la versione portava «an attendant of Ibn-es-Soosee.» Parendomi strana per più rispetti cotesta qualificazione, io domandai da Parigi al mio compagno di esilio Francesco Crispi, allora in Malta, un lucido di quelle parole e avutolo in dicembre 1853, non tardai a leggervi «soprannominato Ibn-es-Susi.»

[476]. Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 27, 28, 30, 34 di questo volume.