[531]. Testo, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 55, e presso Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 120.
Una montagna che sta di faccia a Caltagirone a tre o quattro miglia, si chiama tuttora Cansaria e l’è nominata Ganzaria, Chanzaria, e Cancheria, ne’ diplomi dal XIII al XV secolo. Lo scambio di Hisn in Kala’t non fa specie. La seconda parte del nome topografico, gerun, come la si legge nel diploma del 1160, senza la declinazione latina, esclude com’e’ parmi l’etimologia di girone o altro vocabolo nostrale, e porta piuttosto a credere che i coloni italiani venuti a porsi presso la Kala’t-el-Khinzarla, abbiano mantenuto il nome arabico di qualche antico castello, ritrovo de’ ginn (demonii) mutando la n in r. Può darsi anco che gli Arabi a lor volta, avessero trasformato in quel vocabolo qualche derivato di Gela, come Gelonum (castrum). Gela sorgea, com’e’ pare, a poche miglia di distanza.
[532]. Pirro, Sicilia Sacra, p. 618 e 622, dove è stampato: Ecclesias Calatageronis et quae sunt in territorio ejusdem cum pertinentiis suis.
[533]. L’Inveges, nella Carthago Sicula, non ne dà notizie degne di fede.
[534]. Si veggano i diplomi del 1094 e 1095, citati poc’anzi a p. 221.
[535]. Si vegga la nota a p. 220.
[536]. Falcando, presso Caruso, Bibl. Sicula, p. 423 seg. infino a 442.
[537]. Falcando, op. cit., p. 415, dice de’ Baresi frequenti in Palermo.
[538]. Considerazioni, libro II, cap. vij, p. 165. Il professor Diego Orlando nell’opera intitolata Il Feudalismo in Sicilia, Palermo, 1847, in-8, cap. XIV, nota 43, pag. 282, ha dimostrato questo errore del Gregorio con alcune delle autorità ch’io verrò citando.
[539]. Si veggano in questo stesso libro i cap. II, III, VI, p. 69, 74, 95, 100, 153, del presente volume, e soprattutto le narrazioni di Amato, citate nel nostro, cap. IV, pag. 119, 120, 121, 129, 132.