Il limone giallo rassomiglia all’amante che abbia passata la notte piangendo per l’assenza (della sua bella);

Le due palme hanno l’aspetto di due amanti che siansi riparati in asilo inaccessibile, per guardarsi da’ nemici,

Ovvero, sentendosi caduti in sospetto, s’ergan lì ritti per confondere i susurroni e lor ma’ pensieri.

O palme de’ due mari di Palermo! che vi rinfreschino continue, non interrotte mai, copiose rugiade!

Godete la presente fortuna, conseguite ogni desio: e che dorman sempre le avversità!

Prosperate con l’aiuto di Dio; date asilo a’ cuori teneri e che nella fida ombra vostra l’amor viva in pace!

Quest’è genuina (descrizione) da non mettere in dubbio. Ma s’io sentissi (raccontare) cose simili, mi parrebbero proprio favole.”[961]

Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan, il grammatico Siciliano, al dir dell’anonimo citato nella Kharîda, “fu principe in lessicografia e in grammatica; rinomato per le sane e sobrie dottrine filologiche; lodato per l’orditura giusta e l’andamento scorrevole e ben ordinato de’ suoi versi. Messo in carcere da’ Franchi di Sicilia, continua l’autore, e travagliato con ogni maniera di angherìe, dalla sua prigione ei dettò una kasida a lode di re Ruggiero.” Della quale Imâd-ed-dîn dà il principio e due squarci, ma poi tronca netto la citazione, mormorando che quantunque gli piaccia la poesia, quelli augurii gli danno noia, nè vuol ratificare le lodi degli Infedeli, che Iddio si affretti a precipitarli nel più cocente ardore del suo fuoco.[962] Pur ei conchiude che il poeta è scusabile, come prigione.[963] Il quale, quasi a smentire il critico che dovea lodarlo del felice disegno, sbalza con transizione spropositata dal classico amante di So’àd[964] al magnifico re di Sicilia; ma, tra le esagerazioni, sbozza pur qualche bella immagine e sempre esprime i concetti con rara eleganza.[965]

Per incontinenza poetica, o perchè volle anch’egli adular il vincitore dell’Affrica, ripetea le lodi di Ruggiero un letterato di Mehdia, il cui nome ci è già occorso: Othman-ibn-Abd-er-Rahîm-ibn-Abd-er-Rezzâk-ibn-Gia’far-ibn-Bescrûn-ibn-Scebîb, della tribù di Azd, il quale par abbia fatta lunga dimora in Sicilia, poichè porta anche il nome di Sikilli. Dà notizia di lui Imâd-ed-dîn, trascrivendo nella Kharîda molte poesie, tolte dal libro che die’ fuori questo Ibn-Bescrûn nel cinquecensessantuno (1165-6) col titolo di El Mokhtar, ec. ossia “Scelta di poesie e di prose rimate degli egregii contemporanei.”[966] Quivi dice l’autore che, avendogli Abd-er-Rahman da Butera mostrata la kasida a lode di Ruggiero e avendolo richiesto di un componimento compagno di metro e rima, ei cantò:[967]

“Evviva la Mansuria, tutta splendente di bellezza;