Col suo castello saldissimo di struttura, elegante di forma; con le eccelse logge;[968]

Con le sue belve,[969] con le acque copiose e le fonti che potrebbero stare nel Paradiso.

Quivi i giardini lussureggianti veston ricchi drappi,

Chè tutto il suolo è coperto di broccato[970] del Sind.

Il zeffiro (che vi passa) ti arreca la fragranza dell’ambra.

Qui vedi gli alberi carichi d’ogni più squisita sorta di frutta;

Qui gli uccelli, senza posa, dalla mattina alla sera si ricambiano (il canto).

Che qui s’innalzi (sempre) in sua gloria Ruggiero, re de’ re cesarei,

E (goda) lungamente le dolcezze della vita, ne’ ritrovi che fan suo diletto.”[971]

Dopo i poeti cesarei, Imâd-ed-dîn registra El Gâun-es-Sikilli, ossia il “Ribelle siciliano,” come fu chiamato Abu-Ali-Hasan-ibn-Wadd: e nulla ci dice su l’origine di quel terribil nome, ma sol nota aver trovati di molti sbagli ne’ versi. E dà uno squarcio di kasida; poi de’ versi d’amore, accozzati di luoghi comuni, senza alcuno di que’ bizzarri concetti ed espressioni ricercate ch’eran tanto in pregio. I quattro versi che ci rimangono della kasida, odorano di apologia; poichè l’autore si lagna delle vicende della fortuna e de’ partigiani che l’hanno abbandonato. Ingenuo lo stile anche qui, non vela il dispetto nè l’orgoglio, e mostra che il Ribelle non verseggiava per far versi, ma per isfogare la passione dell’animo.[972]