[10]. Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pag. 161 e 305 segg. del volume.

[11]. V’ha delle monete arabiche e latine dei re normanni di Sicilia, battute in Messina, e delle arabiche battute “nella capitale di Sicilia,” cioè Palermo. Messi dunque da canto i molti scritti pubblicati in Sicilia ne’ secoli passati su questa materia, gli è certa la coesistenza delle due zecche nel XIIº secolo.

[12]. Oltre i diplomi del primo conte dati in Messina, uno del 1101, presso Ughelli, Italia Sacra, tomo IX, pag. 429, dice di vescovi e baroni convocati nella Cappella di Messina dalla contessa Adelaide e dal figliuolo Ruggiero; un altro del 1126, presso De Grossis, Catana Sacra, pag. 79, fa menzione di corte tenuta dal Gran Conte Ruggiero nel palazzo di Messina, ec.

[13]. Si vegga il lib. V, cap vij, pag. 185 del presente volume.

[14]. Edrîsi nota espressamente che l’armata e gli eserciti, ai suoi tempi, come ne’ tempi andati, moveano alla guerra da Palermo. Testo nella Bibl. Ar. Sicula, pag. 28. Della Zecca abbiam detto nella nota precedente e dei diwani nel lib V. cap. x, pag. 322 segg.

[15]. Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 81, 82.

[16]. Ἀμὲρ si legge nel mosaico della Chiesa della Martorana, pubblicato dal Morso, Palermo Antico, pag. 78; ἀμιρᾶς, anche al nominativo, presso Eustazio arcivescovo di Tessalonica, ediz. di Bonn, pag. 472. Nei diplomi greci di Sicilia che citiamo nel presente capitolo, si legge ἀμηρ, ἀμμήρας, ἀμμιρᾶς e al genitivo ἀμήραδος, ed ἀμμηρὰ. Si vegga, del rimanente, cotesta voce nel Glossario greco del Ducange, il quale la notò per la prima volta nella Continuazione di Teofane.

[17]. Si vegga Ducange, Glossario latino, alle voci amir, admiralius, etc. La voce Amiratus fu usata, credo io, la prima volta da Einbardo, Annales presso Pertz, Scriptores, tomo I, pag. 490, sotto l’anno 801, dove è chiamato così Ibrahim-ibn-Ahmed, l’Aghlabita, emiro d’Affrica. Sicardi vescovo di Cremona, presso Muratori, Rer. Ital. Script., tomo VII, pag. 605, anno 1188, chiama Admiratus il capitan del navilio siciliano e admirandus un emir di Saladino. Marangone, nell’Archivio Storico italiano, tomo VI, parte ij, pag. 18, dà al capitano della armata di Sicilia, l’anno 1158, il titolo di Admiratus e poi di Almirus; Pietro Diacono, lib. IV, cap. xj, presso Muratori, op. cit, tomo IV, pag. 499, fa parola d’un Ammirarius di Babilonia (ossia del Cairo). Le traduzioni latine e italiane del secolo XV, che troviamo ne’ Diplomi arabi dell’Archivio fiorentino, danno le voci Armiratus, pag. 353, 356 e Armiraio, pag. 347, 350 a 354, per significare l’emir di Alessandria; e veggiamo anco in una traduzione del XII secolo, pag. 260, un Admirator galearum, musulmano. Si aggiungan questi al molti esempii che porta il Ducange, e si vedrà che sempre Amiratus, con le sue varianti, rispondeva ad emir. Si ricordin anco Ugo Falcando e Romualdo Salernitano, i quali chiamano Amiratus i dignitarii siciliani di tal nome, ma il primo dà il titolo di Magister Stolii ad un kaid Pietro, che capitanò una volta l’armata siciliana.

[18]. Libro V, cap. v. pag. 139 di questo volume.

[19]. Libro III, cap. j, pag. 2 segg. del 2º volume.