[20]. Il Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1016-17, pubblicò due diplomi risguardanti questo Eugenio. Nel primo, dato del 1093, egli è chiamato notaio, che allor significava segretario. Il conte Ruggiero, a sua domanda, gli concedette un monastero fuor la città di Traina, a fin di riedificarlo, e gli conferì il patronato e il governo di quello. Ciò condusse il Pirro a vestir Eugenio monaco basiliano e crearlo abate. L’altro diploma di re Guglielmo, dato il 1169, trascrivendo il precedente ed accordando anco altri beni al monastero, intitolò Ammiraglio quell’Eugenio. Sembra dunque che il segretario del 1093, in vece di chiudersi nel suo monastero, fosse stato mandato dal conte a governare la città di Palermo. Non è inverosimile che questo Eugenio sia il gran personaggio nominato senz’altro titolo che di Arconte nel diploma del maggio 1105, presso Spata, Pergamene, pag. 263. Più certa vestigia ne troviamo in un diploma greco del 1142, presso Morso, Palermo antico, pag. 313 segg. e nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo stessa, pag. 20 segg., donde si scorge come alcuni discendenti di Eugenio ammiraglio, abbiano venduti alla Chiesa detta in oggi della Martorana, degli stabili che la famiglia possedeva in Palermo. Furono venduti da Niccolò ed Agnese monaca, figliuoli dell’Ammiraglio Eugenio, Niceta moglie di Niccolò, e Giovanni, Teodoro, Stefano ed Elena loro figliuoli; dichiarando tutti costoro che fosse ricaduta a lor pro la parte di Teodicio figliuolo di Eugenio, ereditata da Zoe figliuola di Teodicio la quale era morta anch’essa. Togliendo dunque dal 1142 il corso ordinario di due generazioni, si torna allo scorcio dell’XI secolo e si può supporre con fondamento che quell’ammiraglio Eugenio fosse il medesimo del diploma del 1093.

Notisi che in due altri diplomi greci, pubblicati dal Morso, op. cit., pag. 345 e 353, il primo de’ quali senza data va riferito al 1143 (Cf. Mortillaro, Catalogo del Tabulario della Cattedrale di Palermo, pag. 23) e l’altro è dato del 1204, si trova il nome di un Giovanni, figliuolo dell’ammiraglio Eugenio. Cotesti due ammiragli Eugenii mi sembrano diversi. Il primo si può supporre contemporaneo del gran conte Ruggiero, ma il secondo torna alla metà del XII secolo. A lui credo sia da attribuire, più tosto che all’altro, la traduzione latina dell’Ottica di Tolomeo e delle profezie della Sibilla Eritrea, di che diremo nel seguito del presente libro.

[21]. Abbiam testò citato questo diploma a pag. 346, nota 2, e avvertito come presso il Gregorio porti una data erronea.

[22]. Si vegga qui innanzi a pag. 351.

[23]. Diploma del 1159, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 98, e presso De Vio, Privilegia Panormi, pag. 6. Cristoforo allor era morto.

[24]. Si fa parola di una precedente donazione dell’Admiratus domino Christodulos, nei diploma di Ruggiero conte, che l’Ughelli pubblicò con la data del 1104 e che, supponendo esatta l’indizione XIII che v’è scritta, va riferito al 1119; come abbiamo avvertito in principio di questo capitolo, pag. 340, nota 1.

Cristodulo è detto protonobilissimo in un diploma del 1123, presso Spata, Pergamene, pag. 410. Se il sig. Spata ha ben letta la sigla del titolo onorifico e del nome, e se non v’ha errore nella data, convien pur supporre che quel titolo fosse stato accordato pria del notissimo diploma del 1139. In un diploma del 1126, tradotto dal greco, pubblicato con molte varianti, o piuttosto in tenore assai diverso, prima dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. 326, e quindi dal De Grossis, Catana Sacra, pag. 79, 80, si vede soscritto, pria di “Georgius de Antiochia amiratus” e di “Admirati filius Gentilis (sic) Joannes,” un “Chrisiodorus,” e secondo il De Grossis “Christodorus, amiratus et Riodotus.” Quest’ultima lezione, sbagliata al certo, par che venga da una sigla non capita dall’ignoto traduttore latino, e potrebbe per avventura essere la medesima che fu letta Rozius in altro diploma; onde il Pirro die’ tal casato a Cristodulo. Il Chrisiodorus o Christodorus va corretto, secondo me, Christodulus; e il Rozius potrebbe essere, nè più nè meno, che il notissimo nome di Ruggiero, poichè i Greci di Sicilia soleano trascrivere la g latina o arabica con le due lettere τζ. Cristodulo, ammiraglio e protonotaro, è citato in un diploma greco del 1130, presso Trinchera, Syllabus, pag. 138. Un altro diploma greco del 1136, presso Spata, op. cit., pag. 266, fa menzione di Cristodulo già ammiraglio. In ultimo è da noverar quello del 1139, che accorda il titolo di Protonobiiissimo, pubblicato dal Montfaucon e poi dal Morso, e nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 10. È superfluo di avvertire, dopo ciò ch’io ho detto, come non si debba fare assegnamento su la lista delli ammiragli di Sicilia ne’ tempi Normanni, data dal Pirro, Chronologia Regum Siciliæ, pag. XXV.

[25]. Si vegga il seguito del presente capitolo, a pag. 362, nota 3.

[26]. Giorgio ha titolo di ammiraglio nel diploma del 1126 citato nella nota 2, della pag. 351. In un diploma latino del 1132 presso Spata, op. cit., pag. 426 segg. egli è detto dal re “amiratus amiratorum qui praeerat toto regno meo”. In uno del 1133, tradotto dal greco, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774, egli è detto Ammiraglio delli ammiragli; è sottoscritto αμήρας in due diplomi del 1140 e 1143 nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 13 e 16; è intitolato ammiraglio in un diploma tradotto dal greco, di maggio 1142, presso Pirro, op. cit., pag. 390, e ammiraglio delli ammiragli in uno latino della stessa data, op. cit., pag. 698. Nel mosaico della Martorana ei prese il titolo di αμήρ soltanto, come ognun può vedere, e leggesi in Morso, Palermo Antico, pag. 78. Pare che Giorgio, per modestia o per amor di brevità, si contentasse ordinariamente di questo. Di rado ei solea aggiugnere quello di Arconte degli Arconti; ma un suo figliuolo lo nominava sempre con questo attributo.

È da ricordare la iscrizione greca che leggevasi a’ tempi del Pirro in una Chiesa di Santa Maria de Crypta in Palermo, nel sito dove surse la “Casa Professa” de’ Gesuiti, della quale iscrizione il Pirro, op. cit., pag. 300, 301, dà una traduzione latina. Era inciso il testo su la sepoltura di Ninfa, madre di Giorgio, primum principum universorum, (Ἀρχοντῶν ἄρχον) morta il 6648 (1140). Quivi non si fa parola del padre dell’ammiraglio; ma il Pirro e con lui il Morso, op. cit., pag. 108, 109, non hanno lasciata questa occasione di nominare Cristodulo e di farlo marito della Ninfa.