[27]. Così Giovanni ammiraglio, figliuolo, com’e’ pare, di Giorgio, nel citato diploma del 1126 e nell’altro del 1142, presso Pirro, pag. 698. Secondo un diploma del 1133, presso Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. v, nota 4, l’ammiraglio Teodoro fu incaricato di decidere, insieme con Guarino Cancelliere del re, una lite sorta tra il vescovo di Lipari e i cittadini di Patti, suoi vassalli. Il citato diploma del 1126, secondo il testo di De Grossis, fa menzione di un ammiraglio Niccolò, il quale nel tempo che esercitava l’ufficio di Stratego, com’e’ pare, di Mascali, era stato incaricato dal principe di descrivere i confini di quel territorio.
[28]. Lib. V, cap. ix, pag. 262-5.
[29]. Abate di Telese, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 267 et passim.
[30]. Majone è soscritto in latino Ammiratus Ammiratorum, in un diploma arabico del 1154, presso Gregorio, De Supputandis, pag. 38. Ordinariamente lo chiamavano il grande ammiraglio, come si vede dal Falcando e dagli altri cronisti; e questo titolo modificato era ormai sì comune, che Giovanni figlio di Giorgio d’Antiochia lo riferì al proprio padre soscrivendosi μεγάλου αμήραδος ὐίος, in un diploma del 1172, Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 29. In un diploma latino del 1157, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 98, messo fuori a nome del re da Majone “grande ammiraglio degli ammiragli” si leggono, tra i testimonii dell’atto, Stefano ammiraglio figliuolo del grande ammiraglio, un altro Stefano ammiraglio, che si sa dal Falcando essere stato fratello di Majone, ed un Salernitano ammiraglio. Visse inoltre in que’ tempi l’altro ammiraglio Eugenio, del quale si è fatta menzione poc’anzi, pag. 353, nota. 1.
[31]. È noto il diploma di febbraio 1177, per lo quale Guglielmo II di Sicilia costituì il dotario alla sua sposa Giovanna d’Inghilterra. Tra i grandi del regno soscritti in questo diploma secondo l’ordine di loro dignità, si legge 25mo, Ego Walterus de Moac Regni (sic) fortunati stolii admiratus; prima del quale vengono gli arcivescovi, i vescovi, il vicecancelliere, i conti, e dopo Gualtieri si leggono i nomi del siniscalco, del conestabile, del logoteta, di due maestri giustizieri e d’un giustiziere. Seguiamo l’edizione di Rymer, Foedera, etc., tomo I, pag. 17 (London, 1816).
Margaritone, celebre capitano navale di Sicilia alla fine del XII secolo, è intitolato, senz’altro, ammiraglio del re di Sicilia, nella Cronica di Sicardo vescovo di Cremona, anno 1188, presso Muratori, Rer. Italic. Script., tomo VII, pag. 605.
[32]. Par che i Genovesi l’abbiano usato i primi dopo la Sicilia. Negli Annali del Caffaro e nelle continuazioni di quelli, si trova un admiratus di Genova il 1211 e quindi due armiragii il 1263 etc. presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo VI, colonne 486, 530, ec. È notevole che la prima nominazione d’ammiraglio fu fatta in Genova del 1241, quando Federigo II surrogò Ansaldo de Mari, genovese, al suo ammiraglio Niccolò Spinola ch’era venuto a morte.
[33]. Il Nowairi, citato da M. Reinaud, Invasions des Sarrazins, pag. 69, nota 1, dice d’un emir-el-ma’ (emir dell’acqua) in Spagna. Ma non posso assentire al mio maestro di arabico che sia questa l’origine della voce ammiraglio, quando ne vediamo sì chiaramente le successive mutazioni negli scrittori e ne’ diplomi europei. Per la medesima ragione è da respingere la etimologia ammessa dal Dizionario della Crusca, cioè da emir-el-bachar (meglio bahr) ossia emir del mare. Questa dignità non mi è occorsa mai negli scritti arabi. Ibn-Khaldûn, nei Prolegomeni, testo di Parigi Parte II, pag. 32 e traduzione francese del baron de Slane parte II, pag. 37, ignorando l’etimologia della voce almeland, la suppone franca; e nella Storia de’ Berberi par ch’ei prenda per nome proprio il titolo dell’ammiraglio Ruggier Loria (leggasi El miralia in luogo di El-murakia che non ha significato), testo di Algeri, tomo I, pag. 423, Biblioteca arabo-sicula, pag. 492, e traduzione del Baron de Slane, tomo II, pag. 397. Non posso seguir l’opinione del dotto traduttore, il quale crede Merakia alterazione di Marchese. Ruggier Loria non ebbe mai questo titolo.
[34]. Confermano questo fatto, nelle imprese di re Ruggiero in Affrica, il Nowairi e Ibn-Abi-Dinar, nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 534, 537.
[35]. Edrîsi citato poc’anzi a pag. 350, nota 1.