[36]. Credo si possa affermare la giurisdizione civile e penale del grande Ammiraglio nella prima metà del XII secolo, ancorchè la non si ritragga da documenti se non che a capo di cento anni. Ognun sa che in generale l’Imperatore Federigo ristorò l’ordinamento dei re normanni, anzichè rifarlo: e non v’ha ragione di supporre ch’egli abbia innovato alcun che nella istituzione del grande ammiraglio. Or il suo diploma, pubblicato per lo primo dal Tutini e ristampato dallo Huillard-Bréholles nella Historia Diplomatica Friderici secundi, tomo V, pag. 577 segg., anno 1239, per lo quale fu nominato, vita durante, ammiraglio di Sicilia, Niccolò Spinola da Genova, dà a costui ampia autorità: 1º di costruire e racconciare le navi dell’armata regia; 2º dar patenti di corsari e fare ristorare i danni recati da loro a sudditi di nazioni amiche; 3º giudicare sommariamente, secundum statum (statutum?) et consuetudinem armate, le cause civili e criminali delle persone appartenenti all’armata, agli arsenali regii ed a’ legni corsari, e ciò con autorità di delegare altrui i giudizii; 4º dare in feudo gli ufici di comiti nell’armata quando venissero a vacare; 5º prender danaro dalle casse regie pei bisogni dell’armata: e seguono i diversi e grandissimi lucri accordati all’ammiraglio, in guerra come in pace, su lo Stato e sui marinai e naviganti. Intorno i tribunali dipendenti dall’ammiraglio e la legislazione eccezionale di quelli, si vegga il Giannone, Storia Civile del Regno di Napoli, libro XI, cap. vi, § 2, e le opere citate da lui.

[37]. Si vegga la nota 3 della pag. 354. Questo casato non comparisce in alcuno de’ diplomi dati dal Pirro ne’ quali sia nominato Cristodulo o Giorgio; neppure nella iscrizione sepolcrale della madre di Giorgio di che abbiam fatta parola poc’anzi nella pag. 352, nota 2. Romualdo Salernitano, che forse lo conobbe di persona, non dice altro che: Georgium virum utique maturum, sapientem et discretum, ab Antiochia abductum. Presso Muratori, Rer. Ital. Scr. tomo VII, pag. 195.

[38]. Il Baiân, testo di Leyde, pag. 322, e nella Bibl. ar. sicula, pag. 373, dice che il padre di Giorgio era uno degli òlûg (stranieri o barbari) di Temîm.

[39]. Hisâb.

[40]. I testi dicono con Ruggiero; ma il seguito della narrazione mostra che il principe non l’adoperò a prima giunta in affari gravi.

[41]. Ibn-Khaldûn, nella Storia de’ Berberi, testo di Algeri, tomo I, pag. 208, Biblioteca arabo-sicula, pag. 487, e versione francese del baron de Slane, tomo II, pag. 26, aggiungeva il nome patronimico d’Ibn-Abd-el’Azîz, all’Abd-er-Rahman che insieme con Giorgio capitanò l’armata Siciliana, nell’impresa del 1126 contro l’Affrica. Io credo che costui fosse quel medesimo che il Tigiani, dicendo de’ principii di Giorgio l’Antiocheno, chiama Abd-er-Rahman-en-Nasrani, ossia il Cristiano. Ma rifletto che il Tigiani, d’ordinario molto diligente, non avrebbe qui omesso il nome patronimico onde cadea sul ministro siciliano una macchia d’apostasia; e che al contrario Ibn-Khaldûn bada alle cose più tosto che ai nomi, oltrechè i suoi scritti, copiati e ricopiati per quattro secoli, ci sono pervenuti assai malconci. Non vorrei che, saltando qualche rigo, com’avvien sovente là dove è ripetuta la stessa voce, si fosse attribuito al ministro di finanze di Ruggiero il nome patronimico di Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz, il quale scrisse appunto di questa impresa del 1126, ed è citato da Abu-s-Salt, e questi dal Baiân, pag. 317 del testo di Leyde e 372, della Bibl. ar. sicula. L’ufizio attribuito dal Tigiani ad Abd-er-Rahman-en-Nasrani è di Sâhib-el-Ascghal, che nell’Affrica propria e nel XII secolo, al quale luogo e tempo è da riferire la cronica qui copiata o compendiata dal Tigiani, era il tesorier generale o ministro di finanze che dir si voglia. Veggasi Ibn-Khaldûn, Prolegomènes, traduzione del baron de Slane, Parte II, pag. 14-15.

[42]. Si confrontino nella Bibl. ar. sicula: il Baiân, anno 543, pag. 373; Tigiani, pag. 392; Ibn-Khaldûn, pag. 487, 501. I particolari più minuti si hanno dal Tigiani.

[43]. Si vegga il lib. V, cap. v, pag. 332 di questo volume, e ciò che diremo in appresso de’ traffichi di re Ruggiero in Affrica. Sono poi noti quei dell’imperatore Federigo II.

[44]. Diploma latino del 1133, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 773-4. Il nome proprio è scritto una volta per sbaglio Gregorius, e il topografico in luogo di Catinae va letto Jatinae, come abbiamo avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 317 nota 2. Da questo atto non si vede appunto in qual tempo Giorgio abbia preso quell’ufizio in Giattini; ma fu di certo avanti il 1111, perchè egli nella detta qualità descrisse i limiti di un podere donato quell’anno da Rinaldo Avenel all’Abate di Lipari. Cf. Pirro, op. cit., pag. 772-3.

[45]. Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 394, 487, e il primo anco nella traduzione francese di M. Rousseau, pag. 246, il secondo in quella del baron de Slane, Histoire des Berbères, tomo II, pag. 26.