[46]. Abbiamo citati poc’anzi questi due diplomi a pag. 354, nota 2, e pag. 355, nota 2.

[47]. L’uno è “Schiavo di Cristo” e l’altro “Schiavo del Misericordioso.”

[48]. Il Gregorio, nel descrivere l’ordinamento del governo sotto re Ruggiero e i sette grandi ufizii della Corona, si riferisce assai di rado a documenti contemporanei. Prende quei della fine del XII secolo ed anco del XIII; o argomenta su i detti del Falcando, che scrisse allo scorcio del XII; e talvolta non allega altro che l’analogia col suo favorito sistema di Guglielmo I, d’Inghilterra. Si veggano le Considerazioni, lib. II, cap. ij, e particolarmente le note 37 segg.

[49]. Abate di Telese.

[50]. Romualdo Salernitano, presso Muratori, Rer. Ital. Script., tomo VII, pag. 183, anni 1121-2.

[51]. Si vegga il lib. IV, cap. viij e xv, pag. 355 segg. 364, 547 del secondo volume, e lib. V, cap. iij e vj pag. 80, 158, 169 segg. di questo terzo volume.

[52]. Ibn-el-Athîr, anni 476, 482, 488, 489, 491, 493, edizione del Tornberg, tomo X, pag. 85, 119, 164, 175 191 e 202. Si confronti Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione del baron de Slane, tomo II, pag. 22 segg.

[53]. Baiân-el-Moghrib, ediz. Dozy, tomo I, pag. 311 ed estratto nella Bibl. ar. sicula, pag. 370. Il compilatore, che avea chiamati Rûm gli assalitori del 1087, dà a quelli del 1105, il nome di Rumâniûn. Se fossero stati Bizantini?

[54]. Ibn-el-Athir, anni 501, 509 e 510, edizione del Tornberg, tomo X, pag. 315, 359, 365, e Ibn-Khaldûn, vol. citato della traduzione, pag. 24, 25.

Secondo Ibn-el-Athir, anno 503, vol. citato, pag. 336, Iehia mandò quell’anno quindici galee contro i Rûm, l’armata de’ quali le combattè e ne prese ben sei. Secondo il Baiân, nella Bibl. ar. sicula, luogo citato, e nella edizione del Dozy, vol. I, pag. 314, l’armata zirita, di rebi’ secondo del 507 (mezz’ottobre a mezzo novembre 1113) riportò in Mehdia gran numero di cattivi, presi nel paese di Rûm. E torna forse alle scorrerie nel Salernitano, delle quali dicono gli annali della Cava, an. 1113, presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo VIII, pag. 923. Ibn-Khaldûn, op. cit., tomo II, pag. 25 della traduzione di Slane, dice che l’armata, della quale Iehia prendea cura particolare, fece molte scorrerie contro i Cristiani francesi, genovesi e sardi, sì che furono costretti a pagargli tributo. Il testo arabico pubblicato dallo stesso dotto orientalista, tomo I, pag. 207 sembra guasto nella voce che significherebbe tributo. In ogni modo, il nome di Farangia (franchi) può significare i paesi cristiani della Spagna e quelli anco d’Italia, e il tributo può essere stato pattuito temporaneamente con qualche giudicato della Sardegna, più tosto che con Genova o Pisa. Ibn-Khaldûn non bada alle minuzie.