1114. Alle Baleari, Maymonus, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;
1122. A Nicotra, Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, secondo il Baiân, testo I, 317. Ibn-Khaldûn, Berbères, II, 26, traduzione, lo chiama Mohammed: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, ad onor del profeta, di porre il keniet, ossia soprannome, di Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 393, dà al capitano di questa correria il nome di Ali-ibn-Meimûm, e potrebbe essere per avventura l’Alas e all’accusativo Alanta, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.
Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.
1127. A Patti e Siracusa, Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, capitano dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila, Maimu e manchi altresì l’ibn seguente. Indi si potrebbe supporre il Maimu scritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn, Storia de’ Berberi, testo nella Bibl. ar. sic., pag. 487, e traduzione francese del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.
Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al Malaterra, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 249, porta che il 17 luglio 1027, il Gaitus Maymonus, saraceno spagnuolo, assalì Patti e Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.
E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. 1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne il 30 maggio 1124.
Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso il Gaetani, Vitæ sanctorum siculorum, tomo I, pag. 60, è attribuito a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.
Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori, Rer. ital. Scr., VII, 597, scrive sotto il 1127, Barbari Syracusanam civitatem invadunt, comburunt et cuncta diripiunt.
1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, (Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) et Gaidum Maimonem. Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.
Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle scorrerie del Kaid-ibn-Maimûn sopra i Cristiani, e ch’egli stava in Almeria.