[220]. Falcando, presso il Caruso, Bibl. sicula, pag. 410.
[221]. Ibn-el-Athîr, anno 484, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 278.
[222]. Alessandro di Telese, lib. I, presso Caruso, op. cit., pag. 266.
[223]. Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. ij.
Il Wenrich, Rerum ab Arabibus, etc., pag. 309, scorge in questo titolo il wâli arabico. Non è mestieri ch’io ricorra alle leggi di permutazione per provare l’error di cotesta etimologia. La voce Βαίουλος e bajulus è usata dagli scrittori greci e latini molto innanzi l’XI secolo; tra gli altri da Ammiano Marcellino. Veggasi il Ducange, Glossario latino. Io feci già questa osservazione nel Journal Asiatique del marzo 1846, pag. 230, nelle note a Ibn-Giobair.
[224]. Gregorio, loc. cit. Su la circoscrizione provinciale si vegga il nostro libro V, cap. X, pag. 313, 314 del presente volume.
[225]. Quantunque l’ufizio della corte suprema di giustizia preseduta dall’imperatore, fosse di dettar secondo i casi novelle norme di diritto, essa pure giudicava cause speciali. Si vegga Mortreuil, Histoire du droit byzantin, tomo III, pag. 83, 84.
[226]. Si vegga il nostro libro III, cap. primo, pag. 7, 8 del 2º vol.
[227]. Ibn-el-Athîr, nell’anno 484, testo, nella Bibl. ar. sicula, pag. 278, è il più antico che noi conosciamo de’ copisti di quella tradizione. Il Gregorio la cavò, come ognun sa, dal Nowairi, Rerum Arabicarum, pag. 26, e Considerazioni, lib. II, cap. ij, nota 30.
[228]. Considerazioni, cap. cit.