[229]. Qui innanzi a pag. 437.
[230]. Nelle Costituzioni del Regno di Sicilia, promulgate da Federigo II imperatore, alcune leggi portano il nome di re Ruggiero; ma non è indizio certo. Si vegga a questo proposito il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. viij.
Son usciti alla luce, in questi ultimi tempi, i frammenti delle Assise dei re di Sicilia (Hall, 1856, in 4to) che il Merkel trovò in un codice vaticano; i quali sono stati riferiti da alcuno a re Ruggiero, da altri a Guglielmo II. Si vegga la Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, per Isidoro la Lumia; la critica di Otto Hartwig, nell’Archivio storico del Sybel, band xx, e la risposta del La Lumia nella Rivista Sicula di febbraio 1869 (Palermo, 1869). Quanto a me, il preambolo di que’ frammenti mi conduce più tosto a riferirli a Guglielmo I, alla quale opinione pendeva il Merkel.
[231]. Gregorio, Considerazioni, lib. Il, cap. ij.
[232]. Si vegga il cap. I del presente libro, pag. 351 segg. del volume.
[233]. Libro V, cap. ix e lib. VI, cap. primo, pag. 262. seg. e 365 di questo volume.
[234]. Pag. 443, 444. Si noti che il Gregorio, non comprendendo coteste denominazioni, ch’ei trovava nel Nowairi e che Mr. Caussin avea saltate per la stessa cagione nella traduzione francese, suppose che le fossero predicati dei principi Musulmani presi ad esempio da Ruggiero; onde tradusse come gli parve “comitate, benevolentia et patrociniis insignium,” Rer. Arabic., pag. 26.
[235]. Ne fa parola Ibn-Giobair, testo arabico del Wright, pag. 328 e nella Bibl. ar. sicula, pag. 83. Ho data la traduzione francese di questo squarcio nel Journal Asiatique di dicembre 1845, pag. 539, e l’italiana nell’Archivio Storico, Appendice N. 16 (1847), pag. 26.
L’hâgib, primo servitore a corte degli Abbasidi, fu primo ministro degli Omeiadi di Spagna; fu primo dopo il nâib appo i Sultani di Egitto e via dicendo; poichè l’autorità degli ufiziali così chiamati variò di molto secondo le dinastie e i tempi. Ne tratta Ibn-Khaldûn, nei Prolegomeni (testo di Parigi, parte II, pag. 14, e traduz. francese, pag. 17); De Sacy nella Chrestomathie arabe, tomo II, pag. 157, 159; Gayangos nella versione di Makkari, Mohammedan dynasties in Spain, tomo I, pag. 102, seg. 397 e XXIX.
[236]. Significa literalmente chi sta allato. Si dice anco de’ cavalli di ricambio, menati a guinzaglio. Risponderebbero i giânib, per avventura, ai protospatarii della corte bizantina. Un Niccolò protonotaro, camerlingo e protospatario, è citato in un diploma greco di Ruggiero il vecchio, dato del 1090, ch’è trascritto in uno di Ruggiero, secondo conte, dato del 1147, presso Spata, Pergamene, pag. 247.