[237]. Altrimenti detti selâhdâr, ossia “porta armatura,” dall’arabico selâh armi e dal persiano dâr, portatore. Si vegga Quatremère, nella versione di Makrizi, Sultans Mamlouks, tomo I, parte I, pag. 159.
[238]. Il testo ha giandâr, voce composta di due, persiane entrambe, che significherebbe carnefice, o, per eufemismo, littore. Si vegga del resto una nota del Sacy, op. cit., tomo II, pag. 178, 179, e Ibn-Khaldûn, loc. cit.
Giamdâr, con una m, composta dello stesso vocabolo dâr e di giameh anche persiano, suona tenitore degli abiti, come dice il Quatremère, op. cit., tomo I, parte I, pag. 11. Può darsi che, col noto scambio di consonanti, sia stato usato il primo di questi vocaboli per indicare i vestiarii.
[239]. Al Cairo e in Oriente era il dewadâr “porta-calamaio” ossia primo segretario; l’ostadâr, “maggiordomo;” il tabardâr “porta scure;” il giukandâr, “porta-racchetta” pel gioco della palla a cavallo, ec. Si vegga la citata opera del Sacy, II, 178, 179, 268, 269 e la citata del Quatremère, I, I, pag. 25 segg, 121 segg.
[240]. Il diploma del 1167, che abbiano citato nel lib V, cap. ix, pag. 263. In nota, ha la soscrizione di un Gaytus Maranus, domini regis magister et familiaris.
Il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. ij, non cita documenti del tempo di Ruggiero pel gran siniscalco; nè trovonne il laborioso Di Biasi, il quale scrisse lungamente de’ grandi ufizi della corona. Si vegga la sua Storia di Sicilia, libro VI, capo xxiij, articolo 3º. Ma il primo conte Ruggiero ebbe un siniscalco.
[241]. De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.
[242]. Diploma del 1172 citato nella nota precedente.
[243]. Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. del Journ. Asiat. di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’Archivio storico italiano.
[244]. Si vegga il Sacy, Chréstomathie arabe, tomo II, pag. 287, 305. Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, pag. 240 e 356 del 2º volume.