[253]. Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.
[254]. El Moktader bi-kodratih. Il titolo di Moktader fu portato da un califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.
[255]. Edrîsi, testo, nella Bibl. ar. sicula, pag. 15. Ho aggiunta tra parentesi, innanzi imâm di Roma, la voce sostegno, che fu evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. Des Vergers, nel Journ. Asiat. di ottobre 1845, e de’ primi due ho avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.
[256]. Nella Bibl. arabo-sicula, testo pag. 584.
[257]. Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi pubblicati dallo Spata, Pergamene greche, pag. 224, 430, (veggasi a pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera, Syllabus graecarum membran., p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia e paese italico e difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal Di Blasi, Storia di Sicilia, lib. VII, cap. xxij.
[258]. Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone Beneventano, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 367. Si vegga anche qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto: Rogerius Dei gratia rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue.
[259]. Edrîsi, nella Bibl. ar. sicula, testo pag. 27, dice che alla morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo figliuolo, il malek Ruggiero secondo.
Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero, a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali, secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del quale si legge biamr, sopra Rogiâr e dall’altro lato eth-thâni, ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N. 1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre 1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi sembra che la voce biamr letta amir e il thâni. che spesso è mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte delle erronee interpretazioni che son corse, come quella di emîr o l’altra di en nâr “Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nel Medagliere arabo-siculo, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero il titolo d’amir ad un ministro loro, nol presero al certo per se stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così sconciamente il nome di loro schiatta.
[260]. Falcone Beneventano, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 380.
[261]. Testo nella Bibl. ar. Sicula, pag. 16, segg. Una parafrasi, non sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij.