[262]. Riiâdhiiât e ’amaliiât. Secondo i bibliografi arabi, la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica, l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classe littérature, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione erronea del Mss.

[263]. Defêtir, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, pag. 324 del presente volume.

Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, più genericamente “scritti.”

[264]. Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero. Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente.

Ho tradotta genericamente “ministro” la voce wasitah che significa propriamente “intermediario” e che M. Jaubert rese interprète. Ma nè i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota di M. De Sacy (Chrestomathie Arabe, tomo I, p. 94 e 126) provano che sotto i Fatemiti d’Egitto il wasitah era segretario di Stato e che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del re; se pure Edrîsi non era egli stesso il wasitah, e non usò a bello studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito.

[265]. Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli. E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii. Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx: “Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les latitudes” etc.

[266]. “Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo ha “tavola del tarsîm, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglio da disegno, ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli, confrontandoli con le distanze itinerarie.

[267]. Mofassel significa propriamente diviso in pezzi, o composto di varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr. Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda forma del verbo fazel il significato di tagliare, adoperandola nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje, Description de l’Afrique, etc., par Edrîsi, pag. 168 del testo, 201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non sarebbe stato punto maneggevole.

[268]. Il peso chiamato dirhem, variò e varia tuttavia ne’ paesi musulmani: la media tra i dirhem odierni di Egitto, Aleppo, Algeri, torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato il qual numero per 112, si avrebbe il rotl rumi, ossia libbra italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico senatore Brioschi.

[269]. Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la voce Khalk del testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e i ginn.