[270]. La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, e Bibl. arabo-sicula, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel D. Traduco ora le tre lezioni:

A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo di Nozhat, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.”

C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re) che fosse posto a questo libro il titolo di Nozhat, ec. Ed ecco che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione, cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”

D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce “questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue “K « t » b (il titolo) di kitâb (libro) del Nozhat, ec. E ciò è stato ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl, dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”

Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo della Biblioteca, linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece di Kitâb (libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia da leggere Katb, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro del Nozhat, ec.”

Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto del Nozhat, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154.

[271]. Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa geografia, quello cioè del Lelewel, Géographie du moyen-âge, tomo I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero.

[272]. Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel.

[273]. Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona.

[274]. Testo nella Bibl. ar. sicula, pag. 657, 658. Si trova una buona traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di Mr. Reinaud, Géographie d’Aboulféda, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv.