[329]. Si confrontino: il Baiân, anno 558, e Tigiani, entrambi nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 374 e 378, 379.
Il primo pone la data, dice d’uno sbarco di Rûm in generale, del novello “caso,” com’ei lo chiama, di Mehdia e dell’occupazione di Susa; il secondo fa menzione del governatore che avean messo gli Almohadi a Susa dopo che s’impadronirono di Mehdia, e poi accenna alle stragi, rapine e cattività di que’ di Susa ed a’ prigioni riportati in Sicilia dall’armata. Indi non è dubbia la identità del fatto.
[330]. Falcando non dà il nome del palagio. Il testo di Romualdo ha Lisam, nelle edizioni antiche; ma quella di Pertz, Scriptores, XIX, 434, dà più correttamente Sisam, con l’avvertenza in nota “Hodie Cisa,” la quale lezione rende forse la pronunzia all’orecchio di qualche straniero, ma io non l’ho mai vista in alcuna scrittura nostrale. Al contrario, i diplomi latini del XIII e XIV secolo ed una cronaca anch’essa del XIV, hanno Zisa, e Asisia, ed un diploma del 1238, presso Mongitore, Sacrae domus Mansionis.... Monumenta, contien la concessione d’un terreno in regione Assisii, al mascolino. Finalmente avverto che l’aggettivo El-’Azîz, anche al mascolino, poichè si sottintende El-Kasr (il palagio), occorre in fin della iscrizione arabica della sala terrena, pubblicata dal Morso, Palermo Antico, 2ª edizione, pag. 184. Ma di ciò mi propongo di trattar più lungamente nel Cap. xj del presente libro. Notisi intanto che la lezione Sisa, risponde precisamente alla trascrizione del nome Abd-el-’Azîz, il quale in un diploma del 1239, nel registro dell’imperator Federigo II, ediz. del Carcani, pag. 398, è scritto Abdellasis.
[331]. Si confrontino sempre Falcando e Romualdo, nell’op. cit., pag. 448, 449 e 870, 871. Anche nelle piccole cose si dimostra la nimistà dell’uno e lo studio cortigiano dell’altro. Falcando, per esempio, si compiace a notare che Guglielmo non arrivò a veder finita l’opera della Zisa; Romualdo la fa credere compiuta, e parla più largamente delle acque e de’ giardini di quel sito reale, de’ mosaici aggiunti da Guglielmo nella Cappella palatina, ec.
[332]. Ho corretto il giorno della morte secondo la Cronica Cassinese e il libro mortuario dello stesso monastero, presso Caruso, op. cit., pag. 512 e 522.
[333]. La parte presa dalle donne, secondo il Falcando, nelle esequie di Guglielmo I, somiglia perfettamente a quella che è attribuita loro nei funerali di Malek Salih al Cairo (1249) in un luogo d’Abu-l-Mehasin, del quale M. Quatremère ha dato testo e traduzione nella Histoire des Sultans Mamlouks, tomo I, parte II, pag. 164. Per parecchi giorni le schiave andavano per le strade battendo i cembali, e le gentil donne le seguian senza velo, piangendo e picchiandosi il volto.
[334]. Si veggano i fatti nel Falcando, presso Caruso, Bibl. sic., pag. 451 a 453.
Non mi pare inverosimile che alcuno di cotesti provvedimenti sia stato comandato nel testamento di Guglielmo I. Almeno un passo del Falcando, op. cit., pag. 454, prova che l’eunuco Pietro era stato emancipato nel testamento e che fu confermata la manomissione dai reggenti.
[335]. Si vegga il cap. III di questo medesimo libro, pag. 432, 433, 439 del volume.
[336]. I diplomi arabi e greci di Sicilia che stamperà il prof. Cusa di Palermo, daranno larga materia ad osservazioni di questa natura. Intanto io voglio notare un esempio, tolto dal diploma arabico di Morreale del 1182, del quale mandommi copia il lodato professore, e la traduzione latina si trova nel Lello (Michele del Giudice) Descrizione del real Tempio.... di Morreale, Appendice dei Privilegii e Bolle, pag. 8 e segg. In questo diploma la voce hârik, ordinariamente usata in Sicilia col significato di collina, è tradotta “terterum”, voce francese latinizzata; il nome di luogo Descîsc è trascritto “Dichichi”; el-Andalusin (gli Spagnuoli) “Hendulcini”; Giabkalîn, “Chapkalinos”, ec.