[337]. Quello che or si dice dell’Albergaria.

[338]. Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 454 e 872. L’arcivescovo, ch’era partigiano dell’eunuco, confessa che costui insieme con altri, fuggì “et ad regem de Maroccho veniens, multam secum pecuniam transportavit.” Si vede dal Falcando che l’accusavan anco di aver portato seco le insegne reali, ma la regina affermò non essere stato tocco il tesoro regio.

[339]. Ibn-Khaldûn, Prolegomeni, testo arabico di Parigi, parte II, pag. 37, 38 e nella Bibl. arabo-sicula, pag. 462, e versione francese del baron De Slane, parte II, pag. 43. Lo stesso autore, nella Storia dei Berberi, testo arabico di Algeri, tom. I, pag. 326 e versione del baron De Slane, II, 208, dice che il 581 (1185-6) il califo almohade Jakûb, sapendo la mossa d’Ibn-Ghania sopra Costantina, mandò contro di lui l’armata capitanata da Mohammed-ibn-Abi-Ishak-ibn-Giâmi’, insieme con Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, e con Ahmed-Sikilli, e che quest’ultimo kaid, con la sua squadra prese Bugia.

[340]. Applicato il diritto de’ tempi al racconto d’Ibn-Khaldûn, ognun vede che il giovanetto Ahmed era venuto schiavo in Sicilia. Ora il Falcando attesta precisamente ch’egli fosse tenuto tale a corte, dicendo che il conte di Gravina, saputa la sua fuga, rimproverò alla regina vedova la stoltezza d’avere innalzato a tanta potenza un servo saraceno che aveva già tradita l’armata; ed aggiunse esser anzi maraviglia ch’ei non avesse fatti entrare occultamente i Masmudi nella reggia, per portar via il re con tutto il tesoro. Il conte di Molise partigiano di Pietro, negava che costui fosse servo, quando Guglielmo I l’aveva emancipato nel testamento e il nuovo re e la regina aveano confermata l’emancipazione. Presso Caruso, Bibl. sic., pag. 454.

[341]. Si vegga su questa nobile famiglia, Gilles Bry, Histoire du pays et comté du Perche, Paris, 1620, in-4. Il territorio della contea di Perche rispondea quasi a quello degli odierni dipartimenti di Orne ed Eure et Loir.

[342]. Si leggano: Petri Blesensis Epistolæ;, ni 10, 46, 66, 90, 93, alcune delle quali ristampò il Caruso, op. cit., pag. 489, 501; Thomæ Canterburiensis Epistolæ, lib. I, ep. 56, 57, 58, della edizione di Bruxelles, 1682; Epistole di Giovanni da Salisbury, dal Codice Vaticano, lib. II, epistola 61 e lib. III, ep. 80, presso Baronio, Annales, anno 1168, §62, e si confronti anno 1169, §2; Epistola nº 2 di Lodovico VII di Francia a Guglielmo II di Sicilia, anno 1169, nella Collection de Documents inédits sur l’histoire de France, Série 1. Lettres des Rois, etc., tomo I, Paris, 1839, pag. 3. Questa lettera fu mandata alla corte di Palermo per un Teobaldo priore di Crépy, procuratore del monistero di Cluny, al quale dovea servire di credenziale presso Guglielmo II.

[343]. «Panormitani.... multos apud eum accusaverunt apostates de Christianis Saracenos effectos, qui sub eunuchorum protectione diu latuerant.» Così il Falcando, op. cit., pag. 461. Mi par si debba intendere de’ Musulmani già fatti Cristiani, non già di Cristiani nati, dei quali se alcuno mai si fece musulmano, il caso doveva essere rarissimo in quel tempo.

[344]. Op. cit., pag. 463.

[345]. Gaytum Sedictum, nelle edizioni del Falcando. I buoni mss. della Biblioteca imperiale di Parigi, Mss. latins, 5150 e 6262, e Saint-Victor, 164, hanno “Se dictum.” Mi sembra migliore la prima lezione che si avvicinerebbe ai nomi di Siddik ovvero Sadâka, non venendomi alla memoria alcuno che si potesse pronunziare Se.

[346]. La via Marmorea è quasi la stessa ch’or si chiama il Cassaro; ma nel XII secolo la parte più alta di quella tornava al tratto che corre dal Collegio Nuovo all’odierno palagio arcivescovile, poichè la Piazza della reggia era allora in gran parte occupata dall’Halka, della quale si è detto nel lib. V, cap. V, pag. 136, 137, di questo volume.