Fâkûs giace sull’estremo braccio del Nilo verso levante, ai confini del deserto di Suez, poco lungi dal lago Menzaleh.

[364]. Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 570, nella Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 310 segg. e nella edizione del Tornberg, XI, 272 seg.; Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella stessa Biblioteca, pag. 332 segg., il quale dà la somma di una lettera scritta da Saladino ad un suo emir in Siria; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 508; Makrizi nella stessa Biblioteca, pag. 518 dove la prima data si corregga 569. Nel Mesciâri-el-Ascwâk, ediz. di Bulâk 1242 (1826-7) pag. 196, 197, è un compendio dello stesso racconto di Abu-Sciama e d’Ibn-el-Athîr. Ne fa anche parola un contemporaneo, nell’opera geografica posseduta dalla Bibl. imperiale di Parigi, Suppl. Arabe, 966 bis, foglio 47 verso. Behâ-ed-din, Vita Saladini, edizione di Schultens, cap. XII, pag. 41, dà un cenno di questa impresa de’ Franchi, senza dir ch’e’ fossero que’ di Sicilia. Aggiunge ch’essi ritiraronsi dopo tre giorni con gravi perdite; dà loro 600 legni e trasporta la data al mese di sefer 570 (settembre 1174). Oltre le teride e le galee, l’autore qui nomina le botse, ch’è alterazione della nostra voce “buzzo.”

Per lieve che sia, non è da passare sotto silenzio uno sbaglio di cronologia de’ compilatori musulmani. Abu-Sciama, il quale trascrive il testo perduto di ’Imâd-ed-din, dice in principio sbarcati i Siciliani la domenica, 26 dsu-l-higgia 569 e rotti il 1º di moharrem 570. Lo stesso scrive Ibn-el-Athîr; di modo che gli assedianti, escluso il giorno dello sbarco, sarebbero stati sotto le mura di Alessandria per cinque giorni interi, poichè, sendo il 569 dell’egira quel che noi diremmo anno bisestile, il mese di dsu-l-higgia ebbe allora 30 giorni invece di 29. Da un’altra mano, sendo incominciato quell’anno di domenica e il mese di dsu-l-higgia, di mercoledì, il giorno 26 cadde in sabato e non in domenica.

Ma la somma della lettera di Saladino come l’abbiamo da Abu-Sciama, nota i soli giorni della settimana: cioè, sbarco la domenica, assalti il lunedì e il martedì, sortita e rotta il mercoledì, ritirata dell’armata il giovedì. Il giovedì appunto, 1º agosto 1174, principiò il mese di moharrem e l’anno 570 secondo il conto astronomico dell’egira, che muove dal mezzodì del 15 luglio 622, anzichè dal 16 come lo si conta più comunemente, comprendendovi la notte che precede. Onde si vede che il giorno assegnato dai compilatori alla sconfitta de’ Cristiani, fu quello in cui l’armata si allontanò d’Alessandria, non quello dell’ultima battaglia, e ch’essi per errore posero lo sbarco il 26 invece del 27. Gli imperfetti metodi di cronologia usati in Oriente e la superstizione di contare il primo del mese quando proprio si vede la luna, spiegano cotesti errori. Le giornate di quella infelice impresa van così notate:

Domenica27dsu-l-higgia56928luglio1174,sbarco
28-29»»29-30»»assalti
30»»31»»sortita; rotta de’ Siciliani
Giovedìmoharrem570agosto1174ritirata dell’armata. — Strage dei 300 cavalieri.

M. Reinaud ha dati alcuni squarci de’ citati autori arabi, ne’ suoi Extraits, etc., pag. 173. Debbo avvertire che la nota n. 1, del mio dotto maestro non è esatta. I Veneziani, i Pisani e i Genovesi, non sono già nominati nel testo come ausiliari di Guglielmo II in questa impresa, ma soltanto noverati tra i Cristiani che soleano molestar l’Egitto.

Degli autori cristiani, Marangone, nell’Archivio storico italiano, tomo VII, parte 2ª, pag. 71, sotto l’anno pisano 1175, dice partita l’armata siciliana il 1º luglio; forte di 150 galee e 50 dromoni pei cavalli, con 1000 cavalieri, molti arcieri e balestrieri e molte macchine (ædificia) e che l’armata, appena arrivata in Alessandria, prese una nave pisana proveniente da Venezia: e qui finisce il racconto e la cronica. Veggansi inoltre: Guglielmo di Tiro, lib. XXI, cap. 3; la Chronica pisana, presso Muratori, Rer. Italic., VII, 191, la quale qui copia il Marangone; infine la Cronica anonima nella Historia diplomatica Friderici II, dell’Huillard-Bréholles, tomo I, pag. 890. È da notare che il Caruso, Memorie storiche, parte II, vol. I, pag. 186, 192, suppose due spedizioni d’Alessandria, nel 1174, cioè e nel 1178, togliendo l’una da Guglielmo di Tiro e l’altra dalla cronica Pisana.

[365]. Palmieri, Somma della Storia di Sicilia, vol. II, pag. 285. Il buon Di Biasi suppone che que’ tesori fossero stati spesi nella fabbrica del Duomo di Morreale. Merita tanta maggior lode, dopo ciò, il mio amico Isidoro La Lumia, il quale, invaghito com’ei sembra di Guglielmo II, ha riconosciuto, pag. 146-147, l’errore del Caruso e degli altri, e dato un cenno di questo fatto di Alessandria, secondo gli scrittori contemporanei cristiani e le poche notizie de’ musulmani che gli fornisce il compendio del Renaudot, Hist. Patr. Alexandriæ, Parigi, 1713 in-4, pag. 540.

[366]. Makrizi, Mowa’iz, testo di Bulâk, tomo I, pag. 180. A coteste frequenti molestie si allude nello squarcio anzi citato della relazione di Saladino al califo di Bagdad, dove leggiamo (Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 336), “che del navilio del re di Sicilia si era parlato sovente e del suo esercito non si ignoravano i casi.”

[367]. Baiân-el-Moghrib, testo, nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 374. Si veggano i capitoli ij e iv del presente libro, pag. 418 e 490 del volume.