[377]. Presso Muratori, Rerum Italic., VI, 355-356. Vi si legge l’anno della natività 1181, indizione XIII, la quale all’uso di Genova risponde alla XIV del conto più comune, e però l’anno torna appunto al 1181 del calendario romano.
[378]. Par che Pisa in questo tempo rinnovasse ogni dieci anni la tregua con Majorca; poichè abbiamo notizie delle pratiche del 1161 e del 1173, dal Marangone, nell’Archivio storico italiano, tomo VI, parte 2ª, pag. 25 e 68. Il trattato originale del giugno 1184 è stato pubblicato da me ne’ Diplomi Arabi del Regio Archivio fiorentino, parte I, n. IV, pag. 14, seg. nella quale opera, Introduzione, pag. XXXVI, è da correggere la citazione del Caffaro e la data della spedizione di Guglielmo II, della quale ci ragguaglia la cronica anonima, pubblicata nella Historia Diplomatica Friderici II, etc.
[379]. Testo arabico del regio Archivio di Torino, pubblicato dal Sacy, nelle Notices et extraits des mss., XI, 7, segg.
[380]. Si confrontino: Guglielmo di Tiro, lib. XXII, cap. viij, nel Recueil des Historiens des Croisades, Historiens Occidentaux, tomo I, parte I, p. 1076, e la cronaca anonima del XIII secolo, pubblicata da M. Huillard-Bréholles nella Historia Diplomatica Friderici secundi, etc., tomo I, pag. 890. Questa non mette data e dice che Guglielmo II abbia voluto ajutare un principe musulmano scacciato da Majorca; il qual fatto ci condurrebbe al 1183, ed agli anni seguenti. Guglielmo di Tiro, dal Cap. v. al vij dello stesso libro, dice di avvenimenti del 1180 e della state del 1181, e incomincia il cap. viij con la morte di Malek-Sciah figliuolo di Norandino, la quale sappiamo d’altronde che avvenne di novembre 1181. Per questo dobbiam supporre il naufragio seguito nell’inverno 1181-1182 e non già nella prima spedizione, della quale abbiamo la data precisa dal Caffaro.
[381]. Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione del baron De Slane, II, 208 a 210.
[382]. Di queste orribili condizioni dell’Affrica propria troviamo il racconto in Ibn-el-Athîr, anni 580 e 581, nella edizione del Tornberg, tomo XI, p. 334, 342 segg.
[383]. Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel Journal Asiatique di dicembre 1845, pag. 526 segg. e di gennaio 1846, p. 88 segg. Il testo si legge anco nella edizione del Wright e nella Bibl. arabo-sicula; e la versione italiana, nell’Archivio storico, Appendice n. 16, pag. 35 segg.
[384]. Fan cenno di questa impresa Niceta Coniate, Guglielmo di Tiro, Sicardi vescovo di Cremona ed altri cronisti del tempo; ma quei che più largamente la narra, anzi con infiniti particolari e troppa rettorica, è un testimonio oculare che soffrì i disagi dell’assedio e tutte le onte della occupazione straniera: l’arcivescovo di Tessalonica stessa, Eustazio, dotto commentator di Omero. Il suo testo su l’eccidio di Tessalonica, fu pubblicato per la prima volta a Francoforte il 1832, e ristampato con versione latina, nella collezione bizantina di Bonn, il 1842. Isidoro La Lumia è tra gli scrittori italiani il primo che abbia fatto uso del testo di Eustazio nella sua Storia di Guglielmo il Buono. L’anonimo dianzi citato (Historia Diplomatica Friderici secundi, tomo I, parte 2, p. 890) dice anch’esso di questa infelicissima impresa; e il contemporaneo Rodolfo De Diceto, decano di San Paolo in Londra, la riferisce con grande esagerazione delle forze siciliane, nientedimeno che 85,000 fanti e 30,000 cavalli! Nell’Historiæ Anglic. Scriptores, Londra, 1652, pag. 628.
[385]. Conradi a Liechtenaw, Chronicon, Argentorati, 1609, in fol. pag. 228.
[386]. Epistola di Saladino al califo di Bagdad. Non ostante l’ampollosità dello stile, questo documento è importantissimo. Saladino volea mostrare all’universale de’ Musulmani, più tosto che al povero e negletto pontefice, come la usurpazione sua, anzi lo spogliamento di tanti piccoli usurpatori, non escludendo que’ della casa di Norandino, fosse necessario a ristorare l’impero musulmano e cacciare gli Infedeli dal territorio. Questa epistola fu mandata verso il principio del 1182. Si vegga Reinaud, Extraits.... des Croisades, pag. 184. Io ho dato nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 336-7 il testo dello squarcio dove si dice del re di Sicilia e delle repubbliche di Venezia, Pisa e Genova.