[425]. Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra.

[426]. In questo medesimo capitolo, pag. 508.

[427]. Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella mia Guerra del Vespro Siciliano, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in nota.

[428]. Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra. Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto, com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii. Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così (pruvulazzu).

Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhi spazzature di combustibili, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del XII secolo, le spazzature, tecnicamente dette, fossero di qualche sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di erudizione tecnica.

Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo, o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM. Reinaud et Favé, intitolata Du Feu Gregeois, etc., e il cap. ij di questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1.

[429]. Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume.

Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni. Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1.

[430]. Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500.

[431]. Ibn-Giobair, op. cit.