[487]. Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere, presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del Brequigny.

[488]. L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento citato dal De Meo, Annali di Napoli, IX, 143, prova ch’ei non era più in vita il 10 giugno 1201.

[489]. Si leggano attentamente i fatti nelle Gesta Innocentii III, presso Caruso, Bibl. sic., p. 642 e segg., e si badi alle date. Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina, die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte. Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per comandarglielo.

Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione.

[490]. Giuseppe La Farina, mancato immaturamente alla patria e alle lettere, dimostrò questo fatto contro Hurler, negli Studii sul secolo XIII, Firenze, 1842, p. 786. Riscontrando gli avvenimenti di tutto il periodo della reggenza, dei quali io non posso far che un cenno, si vedrà che nel corso di quegli otto anni, gli uomini del papa non ebbero adito appo Federigo che per cinque o sei mesi e che non comandarono mai nella reggia e molto meno nel paese. D’altronde il medesimo Innocenzo confessa questo fatto tanto nelle epistole con che ei si lagna del cancelliere (1200-1202), quanto in quella del 29 gennaio 1207 per la quale ei si rallegra col pupillo della sua liberazione e lo conforta a seguire i consigli di “coloro che la madre avea deputati a educarlo e de’ succeduti in loco eorum qui ex ipsis decesserant,” presso Breholles, op. cit, I, 124. Or in quel tempo stava allato al giovanetto il cancelliere Gualtiero, riconciliato col papa, il quale nel 1210 scrivendo a Federigo, come abbiam accennato nella nota precedente, affinchè lo reintregrasse nell’ufizio dal quale avevalo rimosso, dice chiaramente che questa era una ragazzata e un atto d’ingratitudine contro colui che lo avea fin allora custodito e nutrito ed avea durato molte fatiche e sollecitudini e strette di danari per difendere lui e il reame. Presso Breholles, op. cit., I, 170. Dunque è stata esagerata stranamente la parte ch’ebbero i cardinali di Sant’Adriano e di San Teodoro nella educazione di Federigo. Si veggano anco le epistole del papa date in novembre 1200 e luglio 1201, presso Breholles, op. cit., I, 60, 82.

[491]. Questa donazione, che va riferita al 1198, è ricordata in un atto di aprile 1209, per lo quale il cancelliere Gualtiero de Palearia ridonava il giardino al Capitolo della cattedrale. Presso Amato, De principe templo panormitano, p. 127.

[492]. Diploma di settembre 1200, pubblicato dal signor Mortillaro nel Catalogo del.... Tabulario della cattedrale di Palermo, pag. 49, ristampato dal Breholles, op. cit., I, 54.

È da avvertire che l’altra metà del podere apparteneva attualmente ad un Ibrahim, figliuolo del notaio.

[493]. L’imperatore o la imperatrice donò alla chiesa di Palermo Rakal Stephani nel territorio di Vicari e tutto il tenimento di Platani e di Captedi; la quale concessione è citata nel diploma del 1211, che la confermò, presso Breholles, op. cit., I, 194. Torniamo dunque al 1195-97, ovvero al 1198 ed ai territorii dove arse la ribellione musulmana.

Per un altro diploma di aprile 1200, citato dal Pirro, Sicilia Sacra, p. 703, la reggenza concedette al vescovo di Girgenti i casali di Minsciar e Minzeclo; onde non ci discostiamo dal tempo, nè dalla regione.