[589]. Diploma del 17 novembre 1239. Carcani, pag. 268, e Bréholles, V, 504. In questo diploma, pag. 505 della edizione del Bréholles, si legge “et eos per opera maran [orum] curie nostre facias applicari.” Sostituirei la voce maram [me] che significava “la fabbrica.” Oltre che la nostra voce “marrani” non ha che far qui, abbiam visto poc’anzi che Federigo in quel tempo adoperava de’ Saraceni ne’ suoi castelli di Siracusa e di Lentini.

[590]. Presso Bréholles, op. cit., V, 456.

[591]. Op. cit., V, 471. Manca la data in questo diploma.

[592]. Appendice al Malaterra, op. cit., pag. 252.

Nell’epistola di fra Corrado, presso Caruso, op cit., pag. 49, è copiato, come tanti altri, questo capitolo dell’Appendice, ma vi si legge Lucera in vece di Nocera.

Niccolò de Jamsilla, presso Caruso, op. cit., pag. 677 segg., dà in principio questo bel compendio della guerra: «che Federigo voltosi in Sicilia contro i Saraceni, i quali nella sua infanzia, ribellatisi, stanziavano in alte montagne, ne li cacciò al piano, con le armi della sua potenza e saviezza; e prima una parte, e con l’andar del tempo quasi tutti, mandolli a soggiornare in Puglia, sotto giusto vincolo di servitù, nel luogo che si chiama Lucera.»

[593]. Si vegga il libro V, cap. vj e x, e il presente libro, cap. j, ij e v, pag. 158, 168, 332, 368, 401 e 517.

[594]. Si vegga il capitolo precedente, pag. 645.

[595]. Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 252.

[596]. Si vegga la vera e la falsa genealogia, in Ibn-Khaldûn, op. cit., II, 281 della versione francese.