[612]. I diplomi leggonsi nelle due raccolte citate, a pag. 356, 360 della prima, e V, 782, 793 della seconda.

[613]. Saba Malaspina presso Caruso, op. cit., pag. 806. Guglielmo di Nangis, Gesta Phil. III, nella collezione di Dom Bouquet, XX, 476, lo dice “tributo;” la Cron. de rebus in Italia gestis, etc., edizione di Bréholles, pag. 322, lo chiama censo, che solea pagarsi all’imperatore Federigo.

[614]. Saba Malaspina, loc. cit., dice che il re di Tunis, al tempo dell’impresa di San Luigi, avea sospeso da tre anni il pagamento di questo tributo. Io ho dati i particolari e le citazioni nella Storia del Vespro siciliano, cap. v e xij, edizione di Firenze, 1866, tomo I, pag. 82 segg. e 350. Si vegga anche il Gregorio, Considerazioni, lib. III, cap. viij; la raccolta del Mas-Latrie poc’anzi citata, pag. 52 dell’Introduzione, e i documenti a pag. 156 segg.; ed Alphonse Rousseau, Annales tunisiennes, Alger, 1864, in-8, pag. 422 segg. Ma io non assento la correzione che fa Mr Rousseau nel testo di Marrekosci, nè la sua opinione intorno al tributo.

Aggiungasi che, del 1300, il grande ammiraglio Ruggier Loria, passato al servigio di Carlo II di Napoli, fu inviato dal novello suo signore a Tunis per cavar quant’ei potesse del tributo che gli Angioini pretendeano, prima di far la pace con Federigo l’Aragonese. Ciò si ritrae da un diploma del regio Archivio di Napoli, registro 1299-1300. C. fog. 224. L’ultimo documento poi in cui si parli di quel tributo, sembra un lodo del re di Aragona che, nel 1309, lo dichiarò appartenente a Napoli, salvo alla Sicilia di far valere i suoi diritti con le armi. Surita, Annali di Aragona, lib. V, cap. lxxv, citato dal Gregorio, Considerazioni, lib. IV, cap. vij.

Prima di lasciare questo argomento, avverto che non si può supporre alcuna analogia tra il tributo di Tunis e la metà della entrata pubblica in Pantellaria. Oltrechè questa si dovea pagare dalla Sicilia a Tunis e non da questo a quella, poichè la Pantellaria era amministrata da un governatore siciliano, si incontrerebbe la inverosimiglianza della somma annuale pattuita. La Pantellaria non potea produrre pur la decima parte della somma del tributo, il quale tornava ad un peso d’oro che in oggi varrebbe 325,000 lire italiane. Secondo il catasto più recente, che fu terminato nel 1853, la rendita annuale di tutte le proprietà urbane e rurali della Pantellaria montava appena a 100,000 lire. Or quell’isola, dopo le aspre vicende dell’XI secolo, non era di certo meglio coltivata che al tempo nostro, nè più ricca.

[615]. Presso Bréholles, op. cit., V, 577 segg. Si vegga, quanto alla data, la nota del diligentissimo editore.

[616]. Annali di Colonia, citati qui innanzi nel cap. vj, pag. 553.

[617]. Così ho io detto nella Introduzione a’ Diplomi arabici del Reale Archivio fiorentino, pag. V, VI, LXXII, secondo l’autorità di M. De Sacy e le mie proprie osservazioni. M. De Mas-Latrie ha contrastato il fatto nella pregevole opera citata, Introduction, pag. 290 segg., ma non ha potuto negare alcune differenze, ch’ei chiama lievi e veramente nol sono.

[618]. I documenti citati, per questa immaginaria legazione, dal Gregorio, Considerazioni, lib. III, cap. viij, nota 5, portano tutti il titolo di sultano di Babilonia.

Non occorre esaminare chi sia il Nazardino o Zefedino delle due epistole pubblicate tra quelle di Pietro Della Vigna, lib. II, cap. xviij, xix, fattura di qualche frate dilettante di politica in que’ tempi. Evidentemente i nomi rispondono ai titoli notissimi di Nasir-ed-dîn e Seit-ed-dîn; ma non credo col mio amico Bréholles, op. cit., V, 397, nota 3, che il falsario abbia voluto indicare col primo un figliuolo di Malek-Kâmil. Piuttosto penserei al suo nipote Dawud, Malek-Nâsir il quale possedea Damasco e Gerusalemme innanzi il partaggio del 1228. Gli scrittori cristiani dicono che questi si oppose fieramente alla cessione di Gerusalemme e si sa ch’egli riprese la città nel 1239. Si vegga qui appresso, a pag. 637, la risposta attribuita al suo padre, da alcuni scrittori musulmani.