[679]. Novella xcviij delle antiche edizioni. Questa favola era stata pria raccontata più volte in tempi diversi, mutando sempre i personaggi. Nel IX e X secolo fu attribuita agli Ismaeliani di Persia; nel XII a que’ di Siria, quando Saladino andò a trovare Sinan. Un continuatore di Guglielmo di Tiro, copiato da Marin Sanudo, fece spettatore del suicidio Arrigo, conte di Champagne, poi re di Gerusalemme. Si veggano le citazioni nel diligente lavoro di M. De Frémery, Nouvelles Recherches sur les Ismaeliens. Paris, 1855, estratto dal Journal Asiatique del 1854.
[680]. Bibars, op. cit., pag. 515.
[681]. Epistole del 1245 e 1246, presso Bréholles, op. cit., II, 325, 427.
[682]. Si vegga il principio del § III della Cronica di Kelaûn, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 341, e la traduzione che io ne ho data nella Guerra del Vespro Siciliano, tomo II, pag. 333 segg. della edizione del 1866.
[683]. Si vegga l’attestato del Makrizi, qui sopra a pag. 640.
[684]. Annales Colon. Maximi, presso Pertz, Scriptores, XVII, 812.
[685]. Bartolommeo de Neocastro, cap. L, presso Gregorio, Rerum Aragon., I, 73. Il nome proprio si legge Malbalusus. Il nome topografico, che vive ancora, significa, in arabo, luogo di preghiera, e propriamente il piano aperto dove si fa la preghiera solenne.
[686]. Chronicon De Rebus in Italia Gestis, edizione Bréholles, pag. 174. Non assento al Bréholles, Historia Diplom., etc. Introduction, pag. ccclv, nota 2, che fossero venturieri arabi, e molto meno che Federigo ne abbia fatti venire d’Affrica. Il mio dotto amico prestava troppa fede a Matteo Spinelli.
[687]. Nusf-ed-dunia. Si ricordi la nave di Mehdia così denominata, della quale abbiam detto nel presente libro, cap. ij, pag. 406 del volume.
[688]. Nell’Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit,. pag. 252, si legge sotto l’anno 1240, XV, indiz. “Rogerius de Amicis ivit ad Soldanum Babiloniae” e nel 1241, Iª indiz. “Soldanus de.... et.... insiluerunt (in) christianos qui habitabant Jerusalem et ceperunt illos, occiderunt et captivos duxerunt.... Et in illis diebus Dominus Rogerius de Amicis manebat (in) Babiloniam et in Cayrum cum Soldano.” La data e questa circostanza del soggiorno lungo, provano la identità della persona dell’ambasciatore principale con quella designata dalla Storia de’ Patriarchi d’Alessandria. In questa poi si legge: “E del maggiore di questi due ambasciatori dicono ch’ei porti su le carni una veste di lana.” Abbiamo dunque la flanella nel XIII secolo: o l’uso delle camicie di lino e di cotone non era sparso per anco in Sicilia?