[689]. Storia de’ Patr. d’Aless., nella Bibl. ar. sicula, pag. 324, 325. Cf. Reinaud, Extraits, ec., pag. 441, 442.
[690]. Storia de’ Patr. d’Aless., op. cit., pag. 326.
[691]. Raynald., Annales Eccles., 1246. Si confronti, per la data, il Bréholles, op. cit., Introduction, pag. ccclxvij.
[692]. Pseudo-Jafei, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 516, 517.
[693]. Op. cit., pag. 517.
[694]. Testo, nell’op. cit., pag. 346; e traduzione nella mia Storia del Vespro siciliano, II, 341 dell’edizione del 1866.
[695]. Ibn-Giuzi, trascritto dallo Pseudo-Jafei, nella Bibl. ar. sic., testo, pag. 517.
[696]. Pseudo-Jafei, citato da Reinaud, Extraits, ec. pag. 436. nota 1. Alberto Magno, Opera, tomo VI, Lione, 1651, De Animalibus, tract. II, cap. I, § De Anabula, descrive questo animale chiamato dagli “Arabi e dagli Italiani” Seraph, e continua: “Unam harum secum, temporibus nostris, habuit Federicus imperator, in partibus nostris.”
[697]. Abulfeda, Annali, 698, nel quale anno morì questo Gemâl-ed-dîn. Nella edizione di Reiske, V, 144, e nella Bibl. ar. sic., testo, pag, 420.
Cotesta novella simboleggia pure l’arrisicato viaggio del 1212, dicendo che appena fatta la elezione, Federigo si pose in capo la corona e scappò via con uno squadrone di cavalieri tedeschi ch’egli aveva appostati, e così fece ritorno al suo paese.