[723]. Reinaud, vol. cit., Introduction § II, pag. lxij, xciij, xcv, cij; Barbier de Meynard, Le Livre d’Ibn-Khordadbeh, nel Journal Asiatique, di gennaio 1865; Sprenger, op. cit. prefazione.
[724]. Sprenger, op. cit., p. XVIII segg.
[725]. Su l’importantissima opera geografica di Bekri si vegga la nostra Introduzione, nel primo vol., pag. XLII, XIV. Il baron De Slane ha pubblicato poi il testo arabico ed una nuova traduzione francese.
[726]. Venticinque parasanghe da tre miglia ciascuna. A questa misura s’appiglia l’autore, traduzione francese, I, 2, il quale cita quelle degli Indiani e d’Erastotene e tace la misura di Tolomeo. Si veggano a questo proposito le osservazioni di Lelewel, op. cit., cap. 60, tomo I, pag. 100.
[727]. Lelewel, op. cit. cap. 247 e 60, tomo I, pag. LIX e 101. Si vegga anche la mia Carte comparée de la Sicile, Notice, pag. 13, 14. Il miglio romano è valutato, secondo le ultime ricerche, a metri 1481, e il siciliano, secondo il sistema del 1809, torna quasi allo stesso, cioè 1487 metri. Si avverta che Edrîsi, ne’ diversi itinerarii, e perfino in que’ della Sicilia, adopera talvolta altre specie di miglia; il che or dovea produrre errori ed or no, sembrando che gli autori dell’opera siciliana abbiano conosciuto i rapporti di alcune di quelle specie di miglia.
Il Lelewel conchiude che la misura di 75 miglia al grado era “positiva, siciliana, tradizionale in Sicilia....” quella appunto di Pytheas da Marsiglia, trapiantata in Sicilia da Timeo di Taormina.
Si ricordi inoltre che il sistema metrico siciliano del 1809 innovò poco le antiche misure, le quali non erano, per altro, uniformi in tutta l’isola.
[728]. Per esempio Gaud..s-Gaulos (Gozzo); Nabbudi-Anapus; Marsa-el-Julis-Odyssæum portus.
Non metto in lista qualche altro nome il quale si può supporre mantenuto fino al XII secolo, come Libniados, ch’Edrîsi dà a Licata e che si trova scritto Limpiados e Ολυμπίαδος, in un diploma bilingue del 1144.
Non mi pare impossibile che i geografi di Palermo abbiano trascritto da carte greche alcuni nomi che non si trovavano nelle arabiche. Noi sappiamo dal Masûdi, Les Prairies d’or, testo e traduzione, Paris, 1861, I, 185, che gli Arabi non sapeano leggere alcuni nomi nelle carte di Tolomeo, perchè erano scritti in greco. Il che non si deve intendere di tutti i nomi, ma di quelli de’ quali i traduttori arabi non avean saputo trovare il riscontro, o non l’aveano cercato per la poca importanza del luogo.