[731]. Edrîsi parla di soli compatriotti di Ruggiero; ma non si può supporre esclusi i Musulmani, quando lo scrittore, e forse molti altri collaboratori, professavan quella religione. Tutte le memorie del XII secolo, e particolarmente il viaggio d’Ibn-Giobair, provano il frequente passaggio di viaggiatori musulmani in Sicilia.
[732]. Come ho avvertito a pag. 455, nota 2, Edrîsi dice che, per fare tal confronto, si prese la tavola del tarsîm. Quest’ultimo vocabolo significa “fare il rasm” e vale, secondo i dizionarii, “vergare, segnare per bene” e specialmente “tirar linee, listare.” Così avremmo tavola lineata, o in altri termini, graduata.
Ma la voce rasm, qual che si fosse il suo valore primitivo nella lingua arabica, fu dal tempo di Mamûn in giù, adoperata da’ geografi per indicare i contorni del mondo conosciuto; onde agli eruditi è parsa mera trascrizione di όρισμας. (Cf. Lelewel, op. cit., cap. 15, tomo I, pag. 21, e Reinaud, op. cit., Introduzione, pag. xlv.) Abbiamo in fatti varii Rasm el rob’ el ma’mûr ossia “Figura del quarto (di superficie terrestre) abitato.” Ora egli è perfettamente conforme all’uso della lingua arabica che si cavi da un sostantivo la seconda forma del verbo analogo a quella radice, e gli si dia il significato di fare o produrre la cosa designata dal nome; in guisa che tarsîm vorrebbe dire precisamente, l’atto di delineare il rasm, cioè la supposta figura della terra abitata.
Ognun vede, finalmente, che nel nostro caso i due lavori designati da que’ due vocaboli tornavano allo stesso effetto. La tavola graduata (sia a gradi di latitudine e longitudine, sia coi sette climi che faceano da paralelli e con dieci suddivisioni per ciascun clima che supplivano a’ meridiani) serviva a delinearvi il mappamondo secondo le tavole di latitudine e longitudine compilate dagli astronomi; e il rasm era il mappamondo copiato da un esemplare ch’era stato precedentemente costruito o corretto secondo le medesime tavole.
[733]. Che mi sia permesso questo neologismo per significare con un sol vocabolo la linea itineraria accompagnata dalla sua direzione rispetto ai punti cardinali. Si vegga l’errata, nel quale ho corretto così la espressione ch’io tradussi vagamente “distanze” nella pag. 455, spiegandola bensì nella nota 1 della pagina stessa.
[734]. Si vegga la pag. 455, nota 3.
[735]. Ho citati i codici e le loro carte geografiche, nella Introduzione, vol. I, pag. XLIII seg. num. XX, e poi nella Carte comparée de la Sicile, pag. 10.
Il mappamondo del codice della Bodlejana (Grav. 3837-42) è delineato in un gran foglio, e quello del ms. di Parigi (Suppl. arabe 892) sopra uno più piccolo. Da coteste due copie manoscritte Mr Jomard trasse il disegno, pubblicato poi da Mr Reinaud, Géographie d’Aboulfeda, pag. cxx. Il Lelewel, dopo averne fatto un diligentissimo studio nel cap. 57 della sua opera ed aver copiata nella tavola Xª (n. XX, 39) del suo atlante la figura del mappamondo, ricostruì questo in un rame ch’è il secondo tra quelli annessi ai suoi Prolegomeni. Ei nota (op. cit., cap. 62 nel tomo I, pagina 103), tra gli altri errori di coteste immagini, la lunghezza del Mediterraneo, molto diversa da quella che risulta dal testo.
[736]. Lelewel, capp. 8, 9, 10 e 50, e nell’Atlante, tavole VII e IX, figure xj e xvij. È da notare che nel mappamondo di Torino sono raffigurati i quattro venti cardinali, i quali mancano nelle precedenti immagini del mondo di origine latina. Del resto, la figura del Mediterraneo e dell’Adriatico toglie ogni sospetto che questo mappamondo possa essere stato mai cavato da carte nautiche.
Il sagace Lelewel lo ha supposto delineato, o almeno ricopiato, nella contea di Maurienne, poichè vi ha scoperto, non ostante gli errori, il nome di quel piccolo paese. Si vegga la descrizione del codice e la incisione della carta, presso Pasini, Codices mss. Bibl. reg. Taurinensis Athenaei, II, 26, segg. Ritraggo di più da una lettera del dotto bibliotecario Gaspare Gorresio, che il codice va riferito alla fine del XII secolo, se non al principio del XIII, e che la carta fu fatta, o per lo meno scrittovi i nomi, dalla stessa mano che copiò il codice.