[744]. Si vegga Lelewel, op. cit., vol. III pag. 71 e 220, dove l’autore esamina la descrizione con critica da maestro, ma sbaglia talvolta per poca pratica della lingua e scrittura arabica.

[745]. Il baron de Slane, nell’articolo sopra Edrîsi, pag. 388 del citato volume del Journal. asiat., riferisce il giudizio di M. Hase ed accenna al confronto de’ nomi geografici di quelle regioni, sul quale l’illustre ellenista faceva un lavoro, di cui v’ha qualche saggio nella traduzione del Jaubert, II, 286 segg.

[746]. Reinaud, Géographie d’Aboulfeda, II, 263 segg.

[747]. Tomo II, 250 segg. della traduzione francese. Edrîsi le tolse in parte da Ibn-Khordadbeh, il quale alla sua volta le avea raccolte da autori più antichi. Si vegga la citata traduzione d’Ibn-Khordadbeh, nel Journal asiatique di giugno 1865, pag. 482 segg. con le note di M. Barbier de Meynard, il quale attribuisce a mercatanti musulmani ed ebrei questa descrizione di Roma, degna delle Mille ed una notte, come ben dice l’erudito traduttore. Edrîsi lasciò indietro alcune favole più grosse. Ma ripetè quella del Tevere foderato di rame; l’origine della quale è un equivoco sul flavus Tiber, come lo nota M. Reinaud, Géogr. d’Aboulfeda, pag. 310, 311 nota, poichè sofrah in arabico significa ad un tempo “giallo” ed “ottone.”

[748]. A foglio 10, recto, lin. 5 del testo mediceo. Non posso citare altrimenti, poichè le pagine non sono numerate. I traduttori, nella prefazione, dissero cristiano l’autore perchè nomina G. C. “il signor Messia.” Ma una lettura alquanto più estesa delle opere di Arabi musulmani avrebbe fatto cader subito così fatto argomento; e in ogni modo quella espressione, usata nella corte di Ruggiero, non dovea far maraviglia, nè potea provar punto nè poco la professione di fede dello scrittore.

L’errore da me citato è di copia, non di stampa, leggendosi anco nel ms. di Parigi, Suppl. arabe 894, ch’è lo stesso sul quale fu fatta la edizione di Roma, e pervenne, non si sa come, nelle mani dell’Abate Renaudot e indi nella Biblioteca di Saint Germain des Près. V’ha l’imprimatur della censura di Roma e la nota di qualche passo tolto da’ censori: per esempio, il racconto che nell’isola di Ceylan rimanea l’orma del pie’ di Adamo. Sempre gli stessi!

Secondo il catalogo di Assemani, n. CXI, pag. 162, la Laurenziana possederebbe un codice del Nozhat, o per lo meno del compendio. Ma il manoscritto CXI, oggi rilegato con un altro e segnato di n. 49, non è altro che la seconda metà dell’Agidib-el-Mekhlûkat di Kazwini. Di due cose, dunque, l’una: o il catalogo di Assemani è sbagliato in questo, come in tanti altri luoghi, o il codice fu barattato dopo la compilazione del catalogo; cioè che lo Edrîsi scomparve e che per surrogarlo si spezzò in due il Kazwini. Non si può metter da parte tal sospetto, quando abbiamo certissimi i due fatti: 1º che il Suppl. 894 di Parigi è quel desso che servì a stampar l’opera nella tipografia medicea; e 2º che il codice passò per la biblioteca del Renaudot, sì gradito a corte dei Gran Duchi di Toscana al suo tempo. Ognuno intende ch’io non accuso con ciò quello illustre trapassato. Si può dare che la corte di Toscana gli avesse regalato il codice; che gli fosse stato prestato dal bibliotecario, ec.

[749]. Il signor Reay lavorava a così fatta edizione, come si scorge dal rapporto di M. Mohl, nel Journ. asiatique di luglio 1840, pag. 124. Ma non se n’è più parlato.

[750]. Description de l’Afrique etc, par R. Dozy et M. J. de Goeje. Leyde, 1866, in 8º.

[751]. Si veggano gli Atti della Società geografica di Parigi in quel tempo, e il citato articolo del baron De Slane, nel Journal Asiatique.