[786]. Opus. cit., pag. 20.
[787]. Il monaco Filagato, contemporaneo di Ruggiero ed autore di alcune delle omelie che si attribuirono a Teofane Cerameo, ha in alcuni mss. il titolo di filosofo, come notammo nel libro Iº di questa istoria, vol. I, pagina 488. In un diploma greco del 1172 ed in uno latino del 1173, nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 30 e 33, è citato Giovanni, filosofo e prefetto della Cappella. Su questa dignità ecclesiastica si vegga il glossario latino del Ducange.
[788]. Diplomi del 1221 e del 1210, presso Huillard-Bréholles, Historia Diplomatica, vol. II, 185, e V, 720.
Il nome preciso di maestro Giovanni di Sicilia è preposto ad un trattato latino di stile epistolare, il quale, con altri opuscoli somiglianti, si ritrova nel codice di Parigi, Fonds saint Germain, 1450, scrittura, come parmi del XIV secolo. Questo trattato prende 12 fogli, dal 3 recto, dove si legge “Incipit rectorica magistri Joannis de Sicilia in arte dictandi” infino al 14 verso, dove incomincia un’altra “Summa dictaminis.... composita per magistrum Laurentium de Aquilegia lombardum, juxta stilum romane curie et consuetudinem modernorum.” Segue la “Summa Britonis”, opuscolo dello stesso genere. Meglio che le due ultime terze parti del volume sono occupate da un dizionario latino etimologico, nel quale è soscritto Petrus Thibodi, monaco in Parigi, con la data del 1298. Forse questo segretario latino maestro Giovanni di Sicilia, visse anch’egli allo scorcio del secolo ed è pertanto diverso dal filosofo di Federigo II.
[789]. Diploma dato di Sarzana il 15 dicembre 1239, presso Bréholles, op. cit. V, 556.
[790]. Diplomi del 6 e 10 febbraio 1240, op. cit., V, 727, 745.
[791]. Diploma del 12 febbraio 1240, op. cit., V, 750-751.
[792]. Si riscontrino gli aneddoti di cotesti astrologhi di Federigo, nella cronaca vicentina del Godi, presso Muratori, Rer. Ital., VIII, 83 e in quella di Rolandino, vol. cit., 228, dove è nominato maestro Teodoro; e notisi infine ciò che ne dice in generale frate Francesco Pipino, Muratori, op. cit., IX, 660.
[793]. Si veggano i versi latini citati dal Bréholles, Introduction, p. DXXXI seguente.
[794]. Il prologo d’una traduzione francese del notissimo Libro di Sidrac dice che “un homme d’Antioche qui ot non Codre le philosophe” intimo di Federigo, procacciò e mandò ad Obert, patriarca d’Antiochia, la traduzione latina di quel libro, fatta da un frate palermitano per nome Ruggiero, che l’imperatore avea mandato apposta a Tunis, sapendo che quel re possedesse il testo arabico. Mr Huillard-Bréholles, dalla cui Introduzione tolgo questa notizia (pag. DXXIX), non la crede apocrifa, com’altri ha pensato e riconosce nell’Obert, Alberto patriarca d’Antiochia, e nel Codre il nostro Teodoro. Le quali correzioni mi sembrano ottime. Chiunque ha pratica di paleografia latina, sa quanto spesso si confonda la t con la c. E lo scorciamento di Theodoros in Todros è comunissimo in Oriente, come ognun sa.