Il nome dell’Imperatore comparisce anco in una traduzione latina del “liber novem judicum, quem misit Soldanus Babiloniae Friderico imperatori” di che nel Catalogue Mss. Angliae, II, 346, n. 8509, citato dello Steinschneider nel Giornale della Società orientale di Germania, tomo XXIV, parte III (1870), p. 387. Probabilmente i “Sette Savii” divennero “Nove Giudici” pel doppio significato della voce arabica hakim e il facilissimo scambio de’ vocaboli sette e nove nella scrittura neskhi.
[795]. Salimbeni, Chronica, Parma, 1857, p. 168, 169.
[796]. Si vegga Perles, Rabbi Salomo, etc. Breslau, 1863, citato dallo Steinschneider, Hebräische Bibliogr., n. 39, pag. 64.
[797]. Si vegga il capitolo precedente, pag. 641 di questo volume. Il Bréholles, op. cit. Introduction, pag. CXCIII, segg. dà i particolari: gli animali messi in mostra a Ravenna il 1234, in Alsazia il 1235; l’elefante donato alla città di Cremona etc.
[798]. Op. cit. Introduzione, pag. DXXIV, e tomo IV, 384 seg., dove si citano i Mss. di Bruges e di Pommersfeld. Si aggiunga quello della Laurenziana, Plut. XIII, sin., cod. 9, proveniente dalla Bibl. di Santa Croce (catalogo del Baudini, IV, pag. 109). Questo bel codice di pergamena, in foglio, è intitolato: “Aristotelis de Animalibus, interprete Michaele Scoto” e si compone di tre opere diverse:
1. “De animalibus” tradotto dall’arabico in latino per maestro Michele (Scoto) in Tellecto, del quale fu finita la copia il 24 sett. 1266 (fol. 56, recto).
2. Lo stesso, col nome intero di Michele Scoto, principia: “Frederice domine mundi” etc. come nel catalogo del Bandini e in fine vi si legge “expletus est per magistr. Henrigum colloniensem etc. apud Messinam civitatem Apulee, ubi dominus Imperator eidem magistro hunc librum premissum commendavit anno 1232,” finita la copia il 14 novembre 1266 (fol. 38, recto).
3. “De partibus animalium” tradotta anche da Michele Scoto. Secondo il catalogo, la traduzione sarebbe stata fatta sul testo greco; ma ciò non si legge nel codice, il quale è scritto della stessa mano, con maggior fretta che nelle due prime parti. È da accettare per cagione della data, la correzione del Bréholles, che sostituisce Melfi a Messina.
Michele Scoto fu celebre in Italia per tutto il secolo XIII, come si scorge dal Salimbeni, Chronica, pag. 169.
[799]. Si vegga Steinschneider, Hebräische Bibliographie, n. 39, (maggio 1864) pag. 65, nota 7.