[846]. Si vegga il Capitolo precedente, pag. 665 di questo volume.
[847]. Codice arabico, n. MDXXX, del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 695. II Ms. porta la data del 759 dell’egira (1358), appartiene alla prima edizione e contiene il catalogo delle opere dell’autore.
[848]. Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 660, 661.
[849]. Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 692. Lascio in dubbio la città, perchè non ho trovato il nome di questo Sefi-ed-dîn nelle biografie degli uomini notevoli di Aleppo, il Kheir-el-biscer è stato autografato al Cairo dal Castelli, con la data del primo dell’anno 1280 (18 giugno 1863). Il testo, comunicato dall’autore il 566 ad un primo rawi, comparisce trasmesso da questi il 588. Vi manca affatto la dedica a Sefi-ed-dîn.
[850]. Chiamano gli Arabi così la più oscura stella dell’Orsa Maggiore.
[851]. Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 688.
[852]. Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 671. Il Soiuti dice positivamente che Ibn-Zafer compose il contento in quella medresa. L’autore lo chiama: “Il primo e più eccellente de’ suoi libri.”
[853]. Op. cit., pag. 686, segg. Si confronti la versione italiana del Solwân, pag. 216, 217 e l’inglese, I, 115, segg.
[854]. Valga per tutte le autorità Ibn-el-Athîr, anno 549, ediz. Tornberg, XI, 130, segg.
[855]. Si vegga il testo nella Bibl. arabo-sicula, pag. 681, segg. e nella edizione di Tunisi, pag. 1, segg. Si riscontri la versione italiana, pag. 1, segg.