[916]. Dozy, op. cit., pag. 187, 188; De Schack, vol. cit., pag. 52. Quantunque i versi di alcune mowascehe e zegel, ammettendo molte licenze poetiche, si possano ridurre a’ metri ordinarii degli Arabi, pure la misura per sillabe e accenti mi par che torni più costantemente esatta.
[917]. Prolegomènes, III, 441. Si confronti lo Schack, vol. cit., pag. 52.
[918]. Per evitare quattro consonanti di fila, scrivo mowasceha e non mowascsceha, come si dovrebbe. Il Vocabulista in Arabico, pubblicato non è guari a Firenze, dà, invece di quel vocabolo, il maschile mowascsceh, col riscontro latino “versus” e zegel, col riscontro “Cantilena vel versus,” pag. 111, 199, 279, 624.
[919]. Il barone De Hammer (Journal Asiatique, agosto 1839, pag. 153) non esitò a definire le ottave rime, invenzione degli Arabi, e dopo dieci anni, rincalzando (op. cit., agosto 1849, pag. 249) identificò il sonetto col zegel. Ma questo articolo è quello appunto in cui egli fa derivare dall’arabo la voce cancan!
[920]. Si legge il testo nella Bibl. arabo-sicula, pag. 580, dove si intendan fatte le correzioni che furon proposte dall’illustre prof. Feischer.
Eccone la traduzione verso per verso:
1.
“Cotesta gazzella adorna d’orecchini
Mi canta le nenie quand’io son lungi
E quando vede ciò che m’è avvenuto.