[936]. Si confronti la notizia di Imâd-ed-dîn, Bibl. arabo-sicula, pag. 587, con quella di Zuzêni, op. cit., pag. 619. Questa seconda notizia fu già pubblicata, non senza errori, dal Casiri, Bibl. arabo-hisp., I, 434, e quindi dal Gregorio, Rer. Arab., pag. 237, e citata dal Wenric, Rerum ab Arabibus, ec. pag. 305.
[937]. Anonimo, presso Imâd-ed-dîn, loco citato.
[938]. Imâd-ed-dîn, nel Ms. parigino della Kharîda, fog. 16 recto.
[939]. Ms. citato, fog. 16 recto segg. L’elegia principia:
“Difficile è il conforto; immensa la separazione e la perdita; e ne piomba nell’anima più dolore ch’ella non cape.
Piangete, occhi, lagrime schiette e sangue; poichè a questo colpo non v’ha schermo!
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Non bastava la Terra a’ suoi benefizii, ed or basta al suo corpo la fossa che gli hanno scavata.
Chi rimane agli orfani ed a’ viandanti, che le sue mani soleano dissetare e saziare?
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