(Soprattutto) ci accora che, mentr’egli pur alberga in uno degli elementi, la scellerata (morte) toglie alla sua mano di strignere (la spada) e d’allargarsi (donando).

Come colomba alle colombe, così ei s’accomuna con le anime de’ generosi che va incontrando.

O trafittura crudele! O rammarico che (strappa) le lagrime (dagli occhi)! O sorte nemica! O morte fiera!”

Pazienza, pazienza! La morte pria d’oggi ha cancellati tanti re, come si cancella la scrittura ne’ libri!

[945]. Questa bella iscrizione è stata pubblicata tante volte e l’ultima da M. Fresnel, con la versione inglese di Farès Schidiâk, nel Journal Asiatique di novembre 1847, pag. 439. La scrittura, e, con certezza non minore, l’uso della lingua, vogliono che il passo, reso dal sig. Schidiâk “an attendant of Ibn-es-Soosee” si legga, “ch’era chiamato Ibn-es-Susi.” L’epitaffio è dato il 569 (1174). Si vegga il Cap. viij del libro V, a pag. 213 di questo volume, nota 3.

[946]. La frase comunissima che traduco così, suona letteralmente “il luogo dove cadde la sua testa (nascendo).”

[947]. Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 588, 589.

[948]. Op. cit., pag. 600 segg.

[949]. Diploma arabico di settembre 1161, appartenente alla Commenda della Magione, serbato oggidì nell’Archivio regio di Palermo. Il cadì si chiamava Abu-l-Fadhl-Regiâ, figlio di Abu-l-Hasan-Ali, figlio d’Abu-l-Kasim-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ. Tra i testimonii si legge anco Mohammed-ibn-Ali-ibn Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ.

[950]. Bibl. arabo-sicula, pag. 600 segg., del qual testo il baron De Schack ha data nella sua Poesie und Kunst, ec. II, 44 segg., una traduzione in versi tedeschi, talvolta libera, ma sempre elegante.