Ecco gli squarci dell’elegia.
“Si piange! Oh come scorrono le lagrime dagli occhi e dalle palpebre stanche! Oh come struggonsi i cuori e i petti!
La luna più splendida s’è occultata e s’è oscurato il mondo; crollan le pietre angolari della magnanimità e della gloria.
Ahi, quand’egli fu perfetto in sua bellezza e maestà, onde superbivano di lui tutte le regioni della possanza,
Lo rapì allora di furto il crudel fato: la morte traditora, infesta alla sua gloria.
Così anche accade alle lune nel meglio: quando le son piene, la vicenda del tempo vuol ch’esse manchino!
Ben è ragion che si pianga per lui, con lagrime sparse sopra guance di perle e di coralli;
Che petti ardano, animi ammalino, affanni aggravinsi, cordogli ingrossino,
Sgorghino doglienze, occhi abbondino di pianto: sì che il flusso delle onde vada a incontrarsi co’ fuochi!
Lo piangono le sue tende e i suoi palagi; le lance e le spade gli recitan l’elogio funebre;