Il nitrito si fa gemito nelle gole de’ cavalli, quantunque costretti dai morsi e dalle testiere.
E per chi piangono, se non per lui, le bigie de’ boschetti? Se comprendessero, anche i rami piangerebbero insieme con le colombe.
Oh gran perdita! Oh sventura, maggior d’ogni costanza, rifuggente da ogni conforto!
Oh giorno d’orribile spavento, di terrore che fe’ incanutire i fanciulli!
Come se l’(angiolo) banditor del Giudizio fosse venuto a convocare le creature, e tutte lì lì fossero surte;
Così bastava appena il terreno alla gente (uscita di casa all’annunzio) e trassero a stuoli in un prato, uomini e donne.
E cuori si squarciarono, non che i vestiti, e usignuoli ripeteano il verso, e animi (forti) sbigottirono ed (alti) intelletti.
Eran vestiti a festa come candide colombe, e ritornarono che parean corbi, con le gramaglie del dolore.”
Ho tradotto “bigie” il plurale wurk, che ha in origine tal significato, e indi vuol dir “colombe:” ma non si può rendere in italiano il bisticcio che fa questo vocabolo con werek “fronde,” in guisa che permette al poeta di ripigliare la figura nell’altro verso, dicendo che piangerebbero anche i rami, ec. Nel penultimo verso il verbo che ho tradotto “ripetere,” nasconde un’altra malizietta del poeta, significando al tempo stesso “gorgheggiare” e “recitare il motto: Noi appartenghiamo a Dio ed a lui ritorneremo.” Cotesta sentenza, tolta dalla sura II, v. 151, del Corano, sogliono borbottare i Musulmani ne’ maggiori pericoli o calamità. Come si fa a riportare in italiano gioielli di tal pasta?
[951]. Bibl., pag. 582. Questo e i due squarci di Abd-er-Rahman da Trapani e d’Ibn Bescrûn, che daremo or ora a pag. 756 e 759, furono pubblicati per la prima volta, con traduzione francese, dal baron De Slane nell’articolo del Journal Asiatique, II serie, tomo XI, pag. 362 segg. (1841), nel quale ei die’ ragguaglio della traduzione della Geografia di Edrîsi, per M. Jaubert.