[968]. La voce ghoraf, plurale di ghorfah, è stata dal baron De Slane tradotta un po’ vagamente étages. Il significato di “loggia, belvedere,” si scorge preciso ne’ passi di Makrizi, Kitâb-el-Mowâ’iz, testo di Bulâk, tomo II, pag. 250, lin. 19, e di Ibn-Giobair, ediz. Wright, pag. 271: e così lo dà anche il Cuche, nel Dizionario Arabo-Francese, Beirut, 1862. Intorno gli altri significati, si vegga la voce “Algorfa” nel Glossaire des Mots espagnols, etc. per Dozy ed Engelmann.

[969]. Ho amato meglio lasciar questo vocabolo indeterminato com’esso è nel testo. Pur sembra che il poeta, più tosto che alla cacciagione del parco reale, abbia voluto alludere a’ lioni di marmo notati dal poeta di Butera, al quale ei risponde, seguendo non solamente il metro e le rime, ma facendo anco la parafrasi di ciascuna idea, come in un indirizzo parlamentare con cui l’uso vuol che si riscontri per filo e per segno il discorso del trono.

[970]. Il testo ha la voce dibag e la mette al plurale. Di questa voce abbiam già fatta menzione e la traduciamo broccato, perchè dinota ricco e grave tessuto di seta.

[971]. Mi par che in questo verso il verbo s’abbia a supporre all’optativo, che in arabico è il passato. Mi discosto in ciò dal baron De Slane che ha tradotto “Il est là” etc. Intendo poi in modo affatto diverso gli ultimi due vocaboli, ch’egli ha resi “admirables monuments.” Mesched, di cui abbiamo qui il plurale, significa luogo di adunanza, luogo dove si fa testimonianza, e indi “martirio, santuario;” ma non so che gli Arabi abbian mai chiamato così un sontuoso edifizio in generale. Seguendo questo pensiero, che non è arabo, nè del XII secolo, il dotto traduttore ha dovuto usare forza all’ultimo vocabolo e farne uno degli aggettivi che oggidì si accoppiano inevitabilmente con “monumento.”

[972]. Bibl. arabo-sicula, pag. 586. I versi leggonsi nel Ms. di Parigi, fog. 10 verso. Ed ecco que’ della kasida:

“Quanti uomini eccelsi la fortuna ha messi giù, in condizione inferiore, dopo aver sorriso ad essi!

Quanti uomini da nulla si sono rimpannucciati: han salito ogni monte, arrampicandosi fino alla cima!

Maledetta la fortuna che ha depressa l’altezza del mio grado; m’ha scemati i fratelli e moltiplicate le ingiurie!

Quand’ella oscura la riputazione d’un uomo, eccotelo stecchito: a chi lo guardi, par ch’ei dorma (l’ultimo sonno).”

[973]. Bibl. arabo-sicula, pag. 581.