[977]. Nel Ms. di Parigi, fog. 8 verso e 9 recto.

Sono tre squarci, dei quali traduciamo quel che ci sembra il migliore.

“Mi lamentai, ed ella disse: Tutto questo mi dà noia! Che Dio sollevi il tuo cuore dall’amor che senti per me!

Ma quand’io nascosi la passione, eccola a tentarmi: Troppo hai sofferto (in silenzio). Non fa così chi è afflitto profondamente.

Dunque s’io mi appresso, ella mi respinge, e s’io mi allontano per farle piacere, me l’ascrive a colpa.

Le querele divengon fallo; la pazienza la fa andare in collera; s’affanna quand’io sto lungi, e fugge quando son presso.

Oh vicini, se sapete qualche artifizio (che mi tolga da quest’impaccio) consigliatemelo e che Dio ve ne rimeriti!”

[978]. Bibl. arabo-sicula, pag. 599. Imâd-ed-dîn dice ch’egli “arrivò al tempo di Nûr-ed-dîn e morì, ec.” Dunque era già in Damasco quando se ne impadronì Norandino.

“Ve’ l’accinto, che tien la croce appesa al collo e s’avvolge l’evangelo attorno il farsetto!

Ei spegne il fuoco a notte inoltrata e in vece di candela adopra la fragranza del fiasco.