Il suo bicchiere comparisce al viaggiatore notturno come stella che lo conduce infino all’aurora.”

Ho tradotto “accinto” l’aggettivo mozanner, ossia “cinto di zonar,” cioè quella cintura che, secondo le leggi musulmane, dovean portare gli “dsimmi” ossia Cristiani, Giudei e Sabii, per distinguersi dal popolo dominante. Qui vuol dir meramente, cristiano. Non so se i Cristiani di Palermo nel XII secolo usassero una fascia al cinto; ma dicerto non v’erano obbligati.

Ho reso “farsetto” la voce wisciâh, della quale si è detto poc’anzi. Il poeta, senza dubbio, adopera la voce vangelo per significare qualche preghiera cristiana scritta su striscia di pergamena, qualche “Postiglione di San Francesco di Paola” usato in quei tempi.

Il secondo verso allude evidentemente al notissimo statuto normanno del coprifuoco.

[979]. Si vegga la Rivista sicula di novembre 1869, pag. 378 segg.

[980]. Bibl. arabo-sicula, pag. 581. I versi nel Ms. di Parigi, fog. 6 verso.

“Costei che t’ammalia con gli occhi e sembra una huri fuggita dal Paradiso,

Sorridendo ti fa vedere perle e gragnuola, sparse in mezzo all’acceso color della corniola.

La sua bellezza ecclissa la luna del Cielo; e quando tu affisi le sue pupille, ti senti inebriare.

Il viso splende com’oro al par del Sole; il petto e il grembo sono un mucchio di gioielli.