Io le dissi, fuor di me pel dolore, accecato ch’io era da’ raggi della sua luce,

O superba, tu mi respingi perchè ne gioisca il mio detrattore!

Ed ella a me: Io ho un cuor duro, da far malo augurio allo spasimante che prende a gioco l’amore.

E andò via, come la luna nella sua altezza, con superbo incesso, senza voltarsi.”

[981]. Ms. citato, fog. 7 recto.

“Io ti racconto, o signor mio, cose che uomo non ha mai patite;

Calamità che m’erano scritte su la divisa dei capelli, con le quali or compio il mio destino.

Fui preso, ahimè, e (lo giuro) per la tua vita, io non me ne accorsi:

La vidi che stava sopra un talmik (?) come se il ramo avesse portata (per frutto) la luna.

Ed avventommisi addosso fieramente. Che opera così l’uom generoso quand’ei può?”