[982]. Bibl. arabo-sicula, pag. 582. I versi leggonsi nel Ms. di Parigi, fog. 7 verso, seg. Lasciando la proposta e risposta, alla quale ho accennato, tradurrò alcuni altri di simile argomento.
“Smettono le ingiurie e scansano la collera. Capisco e lor concedo favori,
E perdono il mal che mi han fatto; (perdono) di tutto cuore, pienamente.
Volentieri sentirei, e valuterei molto, una parola di rincrescimento: essa porterebbe via, tondo, ogni mal fatto.
Mi seppe salmastra l’acqua del vostro affetto e pure la bevvi, e volli mescere (in cambio) dell’acqua dolce!”
[983]. Come Aghlabita egli apparteneva alla tribù di Sa’d. Tuttavia questo nome etnico si potrebbe riferire al Kasr-Sa’d presso Palermo, di cui Ibn-Giobair, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 88 e nel Journal Asiatique di gennaio 1864, pag. 75, 76.
[984]. I versi e il cenno biografico si leggono nel Fewât-el-Wafiâl, di Mohammed-ibn-Sciakir-el-Kotobi, stampato al Cairo il 1283 (1866), pagina 354 segg.
Troviamo a pag. 355:
“Bianche (donzelle) con uno sguardo sfoderano spade affilate, le (cui) guaine sono le palpebre.
E (indi nelle nostre) gote le lagrime scavano solchi e gli occhi abbondano come fonti.”