[1002]. Op. cit., pag. 36.

[1003]. Op. cit., pag. 38. Il nome arabico, or corrotto in quella strana forma, è ’Ain-el-aukât. “La fonte (che sgorga) a momenti.”

[1004]. Bibl., pag. 35.

[1005]. Op. cit., capitolo VII, sotto i nomi citati.

[1006]. Ho toccato quest’argomento nel libro II, cap, vj, xij; lib. IV, cap. iv; lib. V, cap. x: vol. 1, pag. 326 segg., 465 segg.; vol. II, pag. 275 segg.; vol. III, pag. 309 segg. Tre volte par di afferrare il bandolo nella descrizione d’Edrîsi, e subito lo si perde. L’iklim di Demona non può rispondere al valle, perchè ve n’ha tanti e tanti altri nell’isola; e non può significar territorio di comune, perchè Edrîsi non descrive Demona, nè la nomina in altro luogo che questo. Sembra poco appresso di trovare il riscontro in ’aml, che vuol dir governo e territorio sul quale si estende; tanto più che questo vocabolo occorre in Noto (pag. 37 dei testo), la quale ha “un ’aml di larga superficie ed un iklim di eccellente condizione:” e il dubbio par divenga certezza in Castrogiovanni, col suo “’aml di larga superficie e i suoi iklîm di larghe condizioni;” il qual bisticcio mostrerebbe almeno che un ’aml potea contenere parecchi iklîm. Ma ecco l’’aml e lo iklîm, al singolare, anche in Marsala; i vasti iklîm di Mazara e di Trapani, alle quali non si dà ’aml (pag. 40); e gli iklîm di Cefalù, Calatamauro, Calatubo e Licata, e Sciacca, ch’era «come la città capitale degli iklîm e degli ’aml dei dintorni.» Da ciò si potrebbe conchiudere che que’ due vocaboli non avessero significato tecnico in Sicilia, come l’avevano in Egitto (cf. vol. II, 275, nota 4), o che Edrîsi li adoperasse a capriccio, o infine che gli iklîm fossero due soli nella Sicilia orientale, e assai numerosi nella regione a ponente di Castrogiovanni.

A quest’ultimo supposto mi par che conduca l’ordine seguìto da Edrîsi nella descrizione de’ paesi posti dentro terra. Ciò ch’io dico, si capirà meglio quando si legga la descrizione di Edrîsi con una carta alle mani, e si pongano su i paesi de’ segni di colore diverso, cambiandolo ogni volta che l’autore torna addietro. Così il Valdemone, ch’è l’ultimo nella descrizione, si vedrebbe ben distinto dal Val di Noto, ch’è il penultimo. Ma a ponente del Salso e di Fiume Torto i colori si moltiplicherebbero. Quivi l’autore si va aggirando con uno scopo, che non mi par quello di seguire le vie di comunicazione. Perocchè movendo da Palermo, com’ei dice, alla volta di Castrogiovanni, cioè dell’E.S.E., s’arresta quivi ad un terzo del cammino su la sponda sinistra del fiume Torto, donde salta a Giato, una cinquantina di chilometri a ponente, nè ripiglia la via di Castrogiovanni pria d’avere percorso in varie direzioni la più parte del Val di Mazara. Ma nemmeno ei compie la descrizione di tutti i paesi e de’ fiumi che appartennero a quello nella nota tripartizione dell’isola. Dico sempre dei paesi dentro terra; poichè quei della marina sono descritti in fila, movendo da Palermo per levante e ritornando dal lato opposto, senz’altro cenno d’iklîm che quel di Demona, il quale d’altronde si dice dove principii, ma non dove finisca.

Ora l’ordine de’ paesi dentro terra dà indizio che la descrizione sia stata fatta su carte parziali, ovvero relazioni parziali, le quali non sappiamo con quale ragione fossero state distese. L’antica divisione de’ due Imera, rinnovata dall’imperator Federigo, non fu osservata di certo al tempo di re Ruggiero; poichè l’autore si ferma la prima volta al fiume Torto, non già al fiume Grande, ossia Imera settentrionale. Egli poi passa e ripassa l’Imera meridionale, ossia fiume Salso, in guisa da far credere che pria del Val di Noto voglia descrivere quel che veggiamo al principio del secolo XV col titolo Val di Girgenti e di Castrogiovanni, o piuttosto che percorra l’una dopo l’altra le due province riunite sotto tale denominazione nel XV secolo. La circoscrizione in quattro valli, cioè i tre notissimi e quello di Girgenti e Castrogiovanni, si scorge dal censo del 1408, pubblicato dal Gregorio nella Biblioteca aragonese, II, pag. 490 segg.

[1007]. Ritraggo dal mio dotto amico Isidoro La Lumìa, direttore dell’Archivio Regio di Sicilia, che, tra i documenti trovati infino al settembre 1871, il primo che portasse la circoscrizione dei tre valli torna al 1477.

[1008]. Palermo, Termini, Cefalù, San Marco, Oliveri, Catania, Siracusa, Mazara, Marsala, Carini, Adernò.

[1009]. Il testo ha qui il plurale della voce hanût, ma la spiega meglio con quel che segue. Ho tradotto magazzini per avvicinarmi al significato nostro attuale, ancorchè questa voce, araba anch’essa, abbia in origine un significato diverso.