[1020]. Mancano oggidì in provincia di Palermo: Burkâd (Broccato castello), Sakhrat-el-Harîr (Roccella, ossia Campofelice, presso Cefalù), Khazân, Pitirrana, Giato, Calatrasi, Kala’t-et-Tarîk, Raia, Margana, Khassu, Menzil-Sindi, Calatamauro, Harraka, Makara, Rekka-Basili, che fan 15; in provincia di Trapani, El-Asnâm (ossia gli Idoli, Selinunte), Kalatubi, Rahl-el-Mara, Miragia, Rahl-el-Kaid, Rahl-el-Armel, Kasr-ibn-Menkud, che son 7; in provincia di Girgenti, Platano, Gardsuta, Kerkudi, 3; in provincia di Caltanissetta, Tavi, 1; in provincia di Catania, Sceliata, Kala’t-el-Fâr e Melgia-Khallî, 3; in provincia di Siracusa, Cassibari, 1: e in provincia di Messina Kaisi, Maniaci, Mengiaba e Mikosc, 4. Ma quest’ultimo torna forse a Mandanici o Fiumedinisi, e Mengiaba a Floresta o Tortorici. Similmente a Kerkudi sembra sostituita Sommatino; Partanna a Gardsuta; Castelbuono o Santo Mauro a Rekka-Basili; e nel sito di Kassn, o non lungi, è sorta Ciminna. Il numero dunque si può ridurre da 34 a 28, cioè 22 in val di Mazara e 6 nella Sicilia orientale.

[1021]. Si vegga la Introduzione alla mia Carte comparée de la Sicile, Paris, 1859, pag. 21 segg., ed a pag. 27 segg., l’Indice topografico cavato dagli scrittori e da’ diplomi. Mi son venuti poi alle mani molti altri nomi di luoghi abitati nel medio evo; e un grandissimo numero se ne dee tenere perduto o non ancora scoperto. Se ne può già raccogliere buon numero ne’ pochi lavori usciti alla luce dopo quel mio scritto; tra i quali citerò solo le Mem. stor. Agrigentine del sig. avvocato Giuseppe Picone, 1866-1870, e la bellissima carta della Sicilia, pubblicata non è guari dal nostro Stato Maggiore. In questa, non ostante i molti errori che son corsi nella trascrizione de’ nomi topografici, si riconoscono bene quei dell’età musulmana, dati evidentemente a casali, villaggi o castella, essendo costruiti coi vocaboli rahl, menzil, kala’t. Da un’altra mano, il numero de’ comuni e villaggi moderni si cava da notizie officiali, nelle quali sarà forse qualche errore; ma di unità, non già di diecine. Al principio di questo secolo la Sicilia avea da 354 tra città, terre e casali, come si legge nella Prefazione al Nuovo dizionario geografico, ec. della Sicilia, per Giuseppe Emmanuele Ortolani, Palermo, 1819, in-8º. Lo Stato generale delle Poste, Palermo, 1839, correttivi i raddoppiamenti di nomi e gli errori di villaggi segnati come comuni, ha 357 comuni e 204 villaggi. Secondo il censimento del 1861, il numero de’ comuni era di 361: ed ora se ne contano 359, per la solita vicenda della piccole popolazioni che si uniscono a’ comuni maggiori o se ne spiccano.

[1022]. I comuni odierni son questi: Borgetto, secolo XIV; Parco, XVI (?), Santa Cristina, XVII; Godrano, XIV; Corleone; Campofiorito, XVII; Contessa, XV; Roccamena, XIX; Camporeale, XVIII; San Giuseppe Jato (o dei Mortilli), XVIII; Piana de’ Greci, XV; Valguarnera, XVI. I tempi della istituzione in comuni o villaggi son tolti dal Dizionario topografico dell’Amico, con le aggiunte del traduttore signor Di Marzo.

Su la misura del territorio si vegga, nell’errata, la correzione alla pag. 536 del presente volume.

[1023]. Si potrebbe dir per avventura che se 3 de’ 130 grossi paesi del XII secolo suddivideansi in 50 luoghi minori abitati, questi ultimi doveano tornare in tutta l’isola a 2166; e se il territorio di 42 comuni odierni contenea nel XII secolo 50 di que’ luoghi minori, il territorio de’ 361 comuni del 1861 doveva essere, nel XII secolo, occupato da più di 1500 luoghi. Io non intendo già applicare la regola del tre alla topografia comparata; ma ognun vede come le proporzioni confermano il numero dedotto dalla lista dei nomi che ci è venuto fatto di raccogliere. Aggiungo che il divario delle condizioni etnografiche e topografiche, il quale esclude nel presente caso ogni rigor di proporzione, porta anco de’ compensi. Per esempio, le terre, la più parte frumentarie, dei tre paesi nominati, non ammetteano tanti agricoltori quanto i giardini presso le grandi città; e da un’altra mano, quelle colline coltivate da Musulmani erano suscettive di maggiori spostamenti di popolazione, che le montagne boschive del Valdemone, abitate sempre da Cristiani. Perciò gli elementi del calcolo tornano meno fallaci, che non parrebbe a prima giunta.

[1024]. Bibl., pag. 34.

[1025]. Op. cit., pag. 41.

[1026]. Op. cit., pag. 42. Edrîsi distingue due sorte di pietra molare; l’una delle quali detta da acqua, e l’altra fârisi, ossia persiana. Non trovo cotesta varietà nel Kazwini. Il mio dotto amico, il professor G. G. Gemmellaro, benemerito per importanti ricerche geologiche su la Sicilia, ha osservata nelle vicinanze di Calatubo, Alcamo e Calatafimi, una estesa formazione di arenaria, che in certi punti diviene eccellente pietra molare.

[1027]. Si vegga il libro IV, cap. xiij, pag. 442, 443, del II volume.

[1028]. Nessuna memoria ci attesta che i Normanni di Sicilia abbiano adoperato il fuoco greco. Tuttavia si potrebbe supporre senza tanta inverosimiglianza, quando si sa che l’armata degli Ziriti di Mehdia conosceva quel segreto, e v’ha ragion di credere che non lo avessero ignorato i Musulmani di Siracusa. Si vegga il nostro libro V, cap. vj, e il libro VI, cap. j, e pag. 165 e 367 del presente volume.