[1029]. Si vegga il cap. x di questo libro, pag. 669 del volume, con la correzione fatta nell’errata.
[1030]. Questi ragguagli, dati largamente da Ibn-Scebbât e in poche parole da Kazwini, sono attribuiti dal primo ad Abu-l-Hokm-ibn-Ghalanda, e dal secondo ad Ahmed-ibn-Omar. Di questi due autori noi non abbiamo opere nè notizie biografiche, se non che Ibn-Scebbât annunzia il suo Abu-l-Hokm come continuatore del Bekri, e dichiara darne estratti compendiati; e che Edrîsi novera il secondo tra gli autori delle opere geografiche studiate da re Ruggiero. All’incontro la notizia su la estrazione del petrolio è più compiuta ed anche più corretta in Kazwini, il quale dà sempre i passi di Ahmed, senza dir ch’ei li scorci. Dalla identità de’ fatti e di molte parole argomento che il testo sia un solo. E poichè d’Ibn-Ghalanda non sappiamo quante generazioni sia vissuto dopo il Bekri, ma di Ahmed egli è certo che abbia scritto avanti il 1154, dobbiamo attribuire a lui le due descrizioni, finchè non ci occorra prova in contrario. Così il fatto narrato risale alla prima metà del duodecimo secolo.
[1031]. Questo mese siriaco risponde al febbraio.
[1032]. Si confrontino le due compilazioni nella Bibl., pag. 142 e 210. Secondo il Kazwini, che dà il testo di Ahmed-ibn-Omar, il petrolio si separava in vasi chiamati iggiana e si riponeva nelle kârûra. Ibn-Ghalanda, o il suo compendiatore, usa, per indicare i primi, un vocabolo che par s’abbia a leggere, col Fleischer, kasa’h.
[1033]. Bibl., pag. 210.
[1034]. Op. cit., pag. 12. Sorgeva allora presso i bagni un castello che prendeva da quelli il nome di Kala’t-el-Hamma, trascritto Calathammeth in un diploma del 1100.
[1035]. Op. cit., pag. 30.
[1036]. Bibl., pag. 35. Parmi che, allora com’oggi, varii paesi delle falde orientali dell’Etna portassero il nome di Aci, poichè il paese è designato nel testo arabico con le lettere Liâg, che par bell’e buono Aci, preceduto dal nostro articolo maschile plurale. Si confronti il libro III, cap. iv, nel II vol., pag. 85, nota 4.
[1037]. Op. cit., pag. 32, 49, 59, 62. Si confronti il lib. IV, cap. xiij, a pag. 445, del II vol.
[1038]. Op. cit., pag. 24. Certamente la Sicilia non producea molto olio nel medio evo. Si vegga il cenno che abbiam fatto di questa vicenda economica, nel libro II, cap. x, pag. 415, del I volume; si riscontri il libro IV, capitolo xiij, pag. 443, del II volume, e si ricordi particolarmente il diploma del 1134, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 975, nel quale è conceduto al Monastero del Salvatore in Messina di esportare per l’Affrica 200 salme di frumento “ad emendum oleum et reliqua necessaria eis, quae in Africa sunt.” In un diploma del 1249, presso Mongitore, Sacrae Domus Mansionis.... monumenta, è nominato l’uliveto di San Giovanni de’ Leprosi, presso Palermo, contiguo alla piantagione delle palme.