[1039]. Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 408.
[1040]. Presso Caruso, loc. cit.
[1041]. Ibidem. Negli orti i cetriuoli, i cocomeri, i poponi; ne’ giardini melegrane, arance, cedrati, lime, noci, mandorle, fichi, carrube.
[1042]. Bibl., pag. 43.
[1043]. Op. cit., pag. 32.
[1044]. Op. cit., pag. 33.
[1045]. Op. cit., pag. 65.
[1046]. Diploma di Silvestro conte di Marsico, dato del 1140, presso De Grossis, Decacordum, Catania, 1642, I, pag. 77.
[1047]. Bibl., pag. 43. Gli Arabi chiamano katniah, al plurale katâni, le piante leguminose; come si conferma con Lane, Lexicon, lib. I, pag. 440, colonna 2ª, alla voce giullugiân, e col Vocabulista in arabico, pag. 523, al vocabolo vicia. Il Ms. arabico di Parigi, Ancien Fonds, 78, fog. 696 verso, chiama anche così i legumi di che si cibavano ne’ giorni di magro i frati del monistero del Monte Negro, presso Antiochia. Si vegga infine il Riadh-en-Nofûs, Ms. di Parigi, Ancien Fonds, num. 752, fog. 50 recto.
[1048]. Diploma del 1140, che abbiam citato nel libro IV, cap. xiij, a pag. 448 del II volume, nota 2. Il cotone era coltivato in Puglia e in Sicilia ne’ principii del XIV secolo, come attesta Marino Sanuto, Secreta Fidelium Crucis, lib. I, parte I, cap. 2.