[1049]. Diploma del 15 dicembre 1249, presso Bréholles, Hist. Diplom. Friderici II, tom. V, pag. 571 segg.

[1050]. Falcando, presso Caruso, op. cit., pag. 408.

[1051]. Diploma del 1249, citato poc’anzi.

[1052]. Niccolò Speciale, libro VII, cap. ix, ed Anonymi Chronicon Siculum, cap. lxxxvj, nella Biblioteca aragonese del Gregorio, tomo I, pag. 475, e tomo II, pag. 207. Del dattileto della Favara si fa menzione in parecchi diplomi della Commenda della Magione dal 1258 al 1267, delle cui date ci informa il Mortillaro nell’Elenco delle pergamene della Magione, pag. 37 segg., 41, 42 segg., 53, 54, 57. Si noti che sono concessioni di terreno nel dattileto, fatte la più parte a fine di piantar vigne. Un altro diploma del 1316, pubblicato nello stesso volume, pag. 214, 216, fa menzione dello stesso dattileto che arrivava al Ponte detto dell’Ammiraglio.

[1053]. La conghiettura ch’io già feci nel libro IV, cap. xiij, pag. 445 del secondo volume, nota 3, è confermata da un aneddoto che si legge nel Riadh-en-Nofûs, Ms. di Parigi, Ancien Fonds, n. 752; il qual luogo, sfuggitomi quand’io percorsi quel prezioso codice, mi è stato non è guari trascritto dal dotto amico il professor Dozy. Un Abu-l-Fadhl, celebre tra’ giuristi ortodossi del Kairewân che aborrivano sì forte dalla novella dominazione fatemita, ricusò un pezzo di torta mandatogli in dono da un amico, perch’egli supponea fatta la torta con lo zucchero di Sicilia, il quale, cavandosi da poderi che avea conceduti l’usurpatore, i più scrupolosi lo teneano derrata di origine illegale, da non potersi comperare nè accettare in dono.

[1054]. Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 408.

[1055]. Diploma dell’agosto 1176, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 453.

[1056]. Diplomi del 28 novembre e 15 dicembre 1239, citati in questo libro, cap. viij, pag. 618, del volume.

[1057]. Il Gregorio trattò quest’argomento in un opuscolo ristampato a pag. 753 segg. della edizione del 1853, dal quale si vede che la coltivazione dello zucchero si mantenne importante in Sicilia fino allo scorcio del XV secolo; decadde nel XVI, quando passava nel Nuovo Mondo la cannamela, trapiantata, come si dice, dalla Sicilia nelle Canarie; ed era al tutto mancata nei principii del nostro secolo. La produzione dello zucchero in Sicilia ne’ principii del XVI secolo è attestata da Marino Sanuto, Secreta Fidelium Crucis, lib. I, parte I, cap. 2. Più ampii ragguagli si trovano in Bartolomeo De Pasi, Tariffa de’ pesi e misure, ec., Venezia, 1540, fog. 60 verso, 152 verso, 187 recto et passim, e nella Pratica della Mercatura di Niccolò da Uzano (1442), presso Pagnini, Della Decima, ec., volume IV, pag. 162, 195. Queste due preziose opere sul commercio dell’Italia, le quali provano la parte che vi prese la Sicilia, rimasero ignote, come parmi, al Gregorio.

[1058]. Bibl., pag. 57.