[1127]. Gregorio, nota citata or ora, diploma del 1274.
[1128]. Ibn-Giobair dice degli stivaletti dorati delle donne palermitane; e la cabella auripellium si legge nel diploma del 1274, citato poc’anzi.
[1129]. Gregorio, Discorsi VI e IX, a pag. 708 e 734, della citata edizione del 1853. Si confronti Boch, Kleinodien, citato dianzi, tavola VIII, fig. 10, pag. 37, 38.
[1130]. Boch, Kleinodien, pag. 153; conf. pag. 144. Si confronti il Gregorio, Discorsi VI, VIII, pag. 710, 711, 718, della citata edizione del 1853. Si avverta che gli ornamenti trovati sul teschio dell’imperatrice Costanza sono serbati adesso nel tesoro della Cattedrale. Il motto inciso nella gemma principale della corona, letto erroneamente dal Tychsen, ripetuto dal Gregorio e poi con poco divario dal Mortillaro, Opere, tomo IV, pag. 10, 11, va tradotto, secondo il Reinaud, “In Dio == ’Isa-ibn-Giâber == confida.” Onde ognun vede che quel gioiello fu fatto, in origine, per un musulmano.
[1131]. Su questo argomento il Kitâb-el-Fihrist, testo, Lipsia, 1871, pag. 21, e nelle Mémoires de l’Acad. des Inscript., 1ª serie, tomo L, pag. 434 segg.; i Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, ediz. di Parigi, II, 350; e il Mowâ’iz di Makrizi, ediz. di Bulak, I, 91, danno ampii ragguagli, ma incerti ed anche contradittorii. Tra le altre cose ritraggiamo che la carta della Cina si facea d’erbe (hascisc); che fu imitata in Samarkand con lino o, secondo altri, bambagia; e che il kaghed, ossia carta di cotone, fu fabbricato nel Khorasân, ma non si adoperò nei registri dell’azienda musulmana, se non che al tempo di Harûn Rascid. Sembra che allora siasi incominciata a vedere in Europa questa maniera di fogli.
Merita d’esser letta la dissertazione popolare che M. Louis Viardot pubblicò a Parigi, una ventina d’anni addietro, nella Liberté de penser, sotto il titolo: L’Europe doit aux Arabes le papier, la boussole et la poudre à canon.
[1132]. Edrîsi, Description de l’Afrique et de l’Espagne, pag. 492 del testo, de’ signori Dozy e De Goeje, e pag. 235 della traduzione. Si vegga inoltre nel Casiri, Bibl. arabo-hispanica, la descrizione di molti codici arabi di Spagna scritti in carta bombicina.
[1133]. Si tenne a quest’effetto un parlamento in Palermo di marzo 1145, come si vede da un diploma pubblicato dal Mongitore, Bulla Privilegia, etc., pag. 32, del quale il testo greco leggesi presso il Mortillaro, Tabulario della Chiesa di Palermo, pag. 26. Parecchi diplomi del vecchio conte Ruggiero e della Adelaide, reggente di Simone e poi di Ruggiero secondo, furono rinnovati “de carta cuttunea in pergamenum,” come si vede da’ nuovi diplomi, presso il Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1027. Il testo greco d’uno di cotesti diplomi, dato il 1099 e rinnovato, com’e’ pare, il 1114, si legge presso Spata, Pergamene, pag. 237. Un altro diploma greco del 1097, rinnovato il 1110, fu pubblicato nel Giornale ecclesiastico di Sicilia, pag. 116.
Da tre diplomi arabi, di settembre 1144, 3 febbraio e 24 marzo 1145, appartenenti alle Chiese di Catania, Cefalù e Morreale e gli ultimi due serbati in oggi nell’Archivio regio di Palermo, si scorge il medesimo fatto del rinnovamento dei diplomi di concessione “per essere logori e dileguatane la scrittura.” Spero che tra non guari i testi escano alla luce nella raccolta del professor Cusa.
[1134]. Nel Tabularium della Cappella Palatina di Palermo si legge, a pag. 60, un testamento del 1213, transuntato il 1232, perchè si trovava scritto in carta bumbiana che jam camulari inceperat.